Il Quartetto Noûs si è formato nel 2011, e si è perfezionato nelle massime scuole europee

Ancora un omaggio a Beethoven: nel 250° anniversario della nascita del compositore, Ravenna Festival si inoltra sempre di più nel suo catalogo creativo. Dopo il repertorio sinfonico e quello per pianoforte solo ecco che a trovare spazio sul palcoscenico della Rocca Brancaleone sarà quello cameristico, più intimo e raccolto, ma in un certo senso anche più “nobile”, quello per quartetto d’archi.

Sabato 4 luglio, alle 21.30, il Quartetto Noûs affianca al beethoveniano Quartetto in fa maggiore op. 59 n. 1 detto “Razumowsky”, dal nome del nobile russo a cui fu dedicato nel 1806, il Quartetto in fa maggiore op. 73 n. 3 di Dmitrij Šostakovič, un’opera del 1946 eseguita per la prima volta a Mosca proprio nel giorno del “compleanno” del genio di Bonn, il 16 dicembre. E, coincidenze della storia, affidata al leggendario Quartetto Beethoven.

Il Quartetto Noûs –  ai violini Tiziano Baviera e Alberto Franchin, alla viola Sara Dambruoso e al violoncello Tommaso Tesini – è nato nel 2011, è stato insignito pochi anni dopo, nel 2015, del Premio Farulli e si è imposto in breve come uno dei più interessanti della sua generazione.
Il concerto è dedicato anche alla memoria di Piero Farulli (1920-2012) nel centenario della nascita, come parte del progetto “Farulli 100”.

Se Beethoven era andato incontro ai desideri dell’influente e ricchissimo committente, facendo tesoro nell’ultimo movimento di questo Quartetto della schiettezza ritmica di un tema popolare russo, Šostakovič invece, per non inciampare nella temuta e già sperimentata condanna di “formalismo” e quindi nella rigida censura sovietica, “decora” ciascun movimento del suo Terzo quartetto con un titolo, stilando una sorta di programma che rimanda apertamente alla guerra appena conclusa e ai suoi morti. Sono accomunati quindi, Beethoven e Šostakovič, da esigenze “esteriori” che con il gesto compositivo e con la natura più profonda della loro musica hanno veramente poco a che fare, ma che al tempo stesso non ne incrinano in alcun modo la straordinaria forza espressiva e l’intrinseco valore.

In questo, come nei tre Quartetti op. 59, Beethoven riesce a infondere alla pagina cameristica la grandiosità e il respiro che aveva conquistato nell’ambito sinfonico, approdando a un linguaggio decisamente nuovo – non a caso i contemporanei non li apprezzarono e il critico della «Allgemeine Musikalische Zeitung» li definì “opere assolutamente incomprensibili”. In particolare, in un clima come di ritrovata “serenità”, la forma è dilatata nel segno di una scioltezza e di una disinvoltura fino allora sconosciute. Tanto che anche l’accettazione della tradizionale struttura di forma-sonata è come stemperata in una dimensione di assoluta libertà da ogni vincolo. Per Šostakovič, invece, la libertà è un miraggio: la guerra è appena finita e lui, quarantenne, ha già sperimentato la censura staliniana, abbattutasi sulla sua Lady Macbeth nel distretto di Mcensk; non solo, anche la sua Nona sinfonia, del 1945, lieve e ironica, quindi irrispettosa dei patrioti caduti in guerra scatena contro di lui le solite accuse di “formalismo”. Si trova dunque quasi costretto a trasformare il Terzo Quartetto in un affresco celebrativo dei patrioti morti in guerra attraverso dei titoli “descrittivi”: la narrazione musicale in cinque movimenti si dipana così dalla “calma incosciente” della guerra che sta per scoppiare, ai “rombi” premonitori e alle “forze della guerra” che si scatenano, fino a un vero e proprio “omaggio ai morti” e al “perché?” che l’uomo continua a porsi di fronte a tali tragedie.

Il Quartetto Noûs, il cui nome si ispira al greco nùs – significa mente e razionalità ma anche ispirazione e creatività – si forma nel 2011, si perfeziona presso le massime scuole europee e nel 2015 si aggiudica il Premio Piero Farulli, nonché il Premio Arthur Rubinstein – Una Vita nella Musica (al teatro La Fenice di Venezia) “per essersi rivelato una delle formazioni più promettenti della musica da camera italiana”. Si esibisce nelle più importanti sale in Italia nonché in Germania, Svizzera, Francia, Inghilterra, Spagna, Belgio, Canada, Stati Uniti, Cina e Corea. È stato quartetto “in residence” al Festival Ticino Musica di Lugano e lo scorso anno è uscito il suo nuovo cd per Warner Classics, con opere di Puccini, Boccherini, Verdi e Respighi.

Il Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Centenario della nascita di Piero Farulli, presieduto da Gianni Letta, riunisce alcune fra le più illustri istituzioni musicali del nostro Paese (Accademia Musicale Chigiana, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Associazione Amici della Musica di Firenze, Associazione le Dimore del Quartetto, Conservatorio Luigi Cherubini, Fondazione Orchestra Regionale Toscana, Fondazione Scuola di Musica di Fiesole, Società del Quartetto di Milano, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e Associazione Piero Farulli ONLUS) oltre che istituzioni ed enti d’eccellenza del territorio toscano (Comune di Fiesole, Fondazione CR Firenze, LENS Laboratorio Europeo di Spettroscopia Non Lineare, Scuola Normale Superiore). Il progetto “Farulli 100” nasce con l’aiuto di alcuni fra gli innumerevoli ed illustri allievi di Piero Farulli per ricordare – in occasione dei cento anni dalla nascita – il dirompente messaggio culturale di un uomo che per anni ha operato gratuitamente all’interno delle istituzioni, convinto della capacità della grande musica di ispirare l’umanità, contribuendo a creare una società più solidale e armonica, lottando tutta la vita perché venisse insegnata e praticata attivamente nella Scuola fin dalla più tenera infanzia. www.farulli100.com


Info e prevendite: tel. 0544 249244 – www.ravennafestival.org
Biglietti: primo settore 15 euro, secondo settore 10 euro, under 18 5 euro
L’appuntamento è in diretta streaming su www.ravennafestival.live