Un momento della serata di mercoledì a Pinarella

Il pane “sacro”, come fonte di vita, ma anche dono di Dio. Il pane frutto del lavoro, e come tale intriso del lievito del peccato. Il pane, infine, come simbolo di condivisione e dono per gli altri. Così semplice e così ricco di valori e significati, il pane è da sempre un simbolo che fa andare oltre il “qui ed ora”. Ma non sempre si comprendono i nessi. Quasi mai si conosce l’origine di valori e significati che un pezzo di pane porta con sè.

Mercoledì sera, in piazza dell’Unità, nel centro di Pinarella (in uno spazio commerciale che è di fatto il cuore della località), si è cercato proprio di illuminare questi nessi, riscoprendo come la Bibbia parla del pane. “Venite, mangiate il mio pane”, era il titolo dell’iniziativa organizzata dalla parrocchia del Sacro Cuore e dal Settore Apostolato Biblico della diocesi (nell’ambito delle iniziative di So-stare con la Parola. Bibbia Arte e Fede) in collaborazione con Yeast Panelab e la Proloco Terraeventi.

Al centro della serata, appunto, passi della Bibbia e pane vero, raccontato da chi lo produce, ogni giorno. Tre i momenti della “vita” del pane che sono stati messi al centro della serata: il lievito, con l’idea del “nuovo inizio” che porta con sé, la cottura, come processo di maturazione, e l’offerta, lo spezzare il pane, simbolo di condivisione. 

Passi della Bibbia, come la crisi del profeta Elia e i discepoli di Emmaus, da un lato, ma anche il racconto talmudico dell’uomo che fa il pane e poesie di Bernardo de Angelis e di David Maria Turoldo hanno permesso a tutti di addentrarsi nel mistero del pane.

E poi il racconto di Piero Mongelli di Yeast Panelab sul miracolo della panificazione: “Dalla decomposizione di acqua e farina  ogni giorno nasce una meraviglia – ha spiegato –. E lo vediamo. Noi usiamo il lievito madre, un alimento vivo che come tale va curato e va compreso. Si tratta di gesti antichi, che sembra non possano conciliarsi con la vita moderna. Ma non è così”.

Dalla semina alla cottura in forno, ha proseguito Mongelli, passano esattamente 9 mesi. Un caso? Probabilmente, ma il pane parla di vita in tanti altri modo. Quella “nostalgia”, si è detto nel corso della serata, che, una volta spezzato il pane con Gesù, fa “correre” i discepoli di Emmaus indietro, a Gerusalemme, dove finalmente hanno potuto sentirsi a casa. 

“L’incisione del pane è un altro momento fondamentale – ha spiegato Mongelli –. Una volta quando il forno era condiviso, le incisioni erano un modo per firmare le pagnotte. Il pane portava con sè simboli religiosi o della famiglia che lo produceva. Era un modo per benedirlo”. 

Nella cultura ebraica il pane si spezzava non si poteva tagliare, per il rispetto di cui doveva essere oggetto. Oggi si taglia, oppure si produce direttamente in mono-porzioni. Un’evoluzione che parla della nostra società.

“Il pane della Bibbia parla di purezza o l’impurità, di condivisione, lo spezzare il pane nel quale si riconoscono gli altri e Gesù presente (nel brano dei discepoli di Emmaus) e della cura di Dio per i suoi figli, ai quali non lascia mai mancare l’alimento, come la manna”, sottolinea il parroco di Pinarella don Federico Emaldi.

“L’idea che ha guidato anche gli anni scorsi queste iniziative era quella di usare dei luoghi inusuali per parlare di Bibbia – aggiunge –. Il cibo ci richiama immediatamente alla vita, della tavola e alla relazione. È un riprendere ‘vita’ dopo le chiusure a causa del virus.  E poi dice soprattutto questo, il fare qualcosa per gli altri. La preparazione significa che ho davanti persone per le quali mi sto impegnando. Il Signore quando ha fatto tante cose le ha fatte attorno al pane”.