Sorgerà a Ravenna il più grande centro di stoccaggio di C02 al mondo. E’ quanto prevede il piano di Eni per la decarbonizzazione, sfruttando i giacimenti esauriti di gas metano al largo di Ravenna. Lo aveva annunciato a fine febbraio 2020 Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, presentando il piano strategico di lungo termine al 2050. Lo stesso Descalzi lo ha ribadito ieri in un’intervista rilasciata al Sole 24 Ore, pochi giorni dopo che il premier Giuseppe Conte, in occasione della conferenza stampa tenuta al termine degli Stati generali dell’economia a Roma il 22 giugno, aveva rilanciato questo progetto.

Ma cosa rappresenta per Ravenna il grande progetto di Carbon capture and storage (Ccs), la tecnica di confinare l’anidride carbonica sottoterra e quali sono le caratteristiche che rendono Ravenna una potenziale capitale mondiale del Ccs? E’ Emanuele Scerra, segretario generale della Femca Cisl Romagna, a rispondere a questa domanda.
“Al largo di Ravenna abbiamo giacimenti offshore esauriti e infrastrutture ancora operative, il petrolchimico con gli impianti industriali nelle vicinanze e centrali elettriche sulla terraferma”.

Semplificando: nel mare al largo di Ravenna sono presenti pozzi esauriti e infrastrutture sottomarine che ad oggi veicolano il gas a terra. A Lido Adriano e a Casal Borsetti vi sono due stazioni di pompaggio che pressurizzano il gas che poi viene trasportato dalla rete. Per far funzionare il progetto Ccs bisogna attivare un percorso inverso: la CO2 prodotta dal sito del petrolchimico dovrà essere trasferita attraverso le infrastrutture sottomarine e poi stoccata in pozzi esauriti.

“C’è un però. Ravenna viene citata ancora una volta  come territorio – spiega Scerra –  dove poter applicare delle innovazioni che vanno nella logica della transizione energetica, processo irreversibile per il nostro Paese. Ma si tratta di cambiamenti a lungo raggio e quindi è fondamentale che vengano sviluppati in parallelo con l’estrazione tradizionale del nostro gas a km 0 nell’Adriatico”.

Il segretario generale della Femca Cisl Romagna prosegue poi nel suo ragionamento: “Non possiamo pensare che questi progetti innovativi nel campo energetico vadano a sostituire i piani di investimento già annunciati da Eni in passato per il settore off shore e nell’area chimica. Gli annunci devono trasformarsi il prima possibile in fatti concreti, altrimenti  saranno irreversibili anche la cancellazione di tante aziende del settore e la perdita di posti di lavoro e competenze. Pur accogliendo positivamente questi importanti annunci, vogliamo che il nostro Paese continui a estrarre gas, evitando di acquistarlo interamente dall’estero. La decarbonizzazione è un processo lungo che non può prescindere dal gas”.

Tornando al progetto del Carbon capture and storage, il segretario generale della Femca Cisl Romagna spiega che non c’è ancora una mappatura reale dei pozzi utilizzabili: “ad oggi si stima uno stoccaggio tra 300 e 500 milioni di tonnellate di CO2, ma il progetto pilota non partirà prima di un paio di anni e il primo step è previsto per il 2025 per poi passare all’esecuzione, quindi è fondamentale che il core business ravennate rimanga ancora il metano”.