Papa Francesco all'Angelus
Papa Francesco all'Angelus

“In questo tempo in cui la pandemia non accenna ad arrestarsi, desidero assicurare la mia vicinanza a quanti stanno affrontando la malattia e le sue conseguenze economiche e sociali”. Sono le parole pronunciate dal Papa al termine dell’Angelus di domenica 19 luglio. “Il mio pensiero va specialmente a quelle popolazioni, le cui sofferenze sono aggravate da situazioni di conflitto”, ha proseguito Francesco: “Sulla scorta di una recente Risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, rinnovo l’appello ad un cessate-il-fuoco globale e immediato, che permetta la pace e la sicurezza indispensabili per fornire l’assistenza umanitaria necessaria”.

“In particolare, seguo con preoccupazione il riacuirsi, nei giorni scorsi, delle tensioni armate nella regione del Caucaso, tra Armenia e Azerbaigian”, ha precisato il Papa: “Mentre assicuro la mia preghiera per le famiglie di coloro che hanno perso la vita durante gli scontri, auspico che, con l’impegno della Comunità internazionale e attraverso il dialogo e la buona volontà delle parti, si possa giungere ad una soluzione pacifica duratura, che abbia a cuore il bene di quelle amate popolazioni”.

Durante l’Angelus il Papa ha affermato che “anche oggi il terreno è devastato da tanti diserbanti e pesticidi, che alla fine fanno pure male sia all’erba, che alla terra e alla salute”. Con queste parole, il Papa ha commentato la presenza della “zizzania” nel nostro mondo. “Bisogna aspettare il momento della mietitura”, l’invito alla pazienza da piazza San Pietro, sulla scorta del Vangelo: “Solo allora si separeranno e la zizzania sarà bruciata”. “Accanto a Dio – il padrone del campo – che sparge sempre e solo semente buona, c’è un avversario, che sparge la zizzania per ostacolare la crescita del grano”, ha spiegato Francesco: “Il padrone agisce apertamente, alla luce del sole, e il suo scopo è un buon raccolto; l’altro, l’avversario, invece, approfitta dell’oscurità della notte e opera per invidia, per ostilità, per rovinare tutto.

L’avversario al quale si riferisce Gesù ha un nome: è il diavolo,  l’oppositore per antonomasia di Dio. Il suo intento è quello di intralciare l’opera della salvezza, far sì che il Regno di Dio sia ostacolato da operatori iniqui, seminatori di scandali. Infatti, il buon seme e la zizzania rappresentano non il bene e il male in astratto, ma noi esseri umani, che possiamo seguire Dio oppure il diavolo”. “Tante volte, abbiamo sentito che una famiglia che era in pace, poi sono cominciate le guerre, le invidie… un quartiere che era in pace, poi sono cominciate cose brutte”, ha attualizzato il Papa: “E noi siamo abituati a dire: ‘Qualcuno è venuto lì a seminare zizzania’, o ‘questa persona della famiglia, con le chiacchiere, semina zizzania’. È sempre seminare il male che distrugge. E questo lo fa sempre il diavolo o la nostra tentazione: quando cadiamo nella tentazione di chiacchierare per distruggere gli altri”.

“La sopportazione delle persecuzioni e delle ostilità fa parte della vocazione cristiana”, ha ricordato Francesco: “Il male, certo, va rigettato, ma i malvagi sono persone con cui bisogna usare pazienza. Non si tratta di quella tolleranza ipocrita che nasconde ambiguità, ma della giustizia mitigata dalla misericordia”. “Non collabora bene con Dio chi si mette a caccia dei limiti e dei difetti degli altri, ma piuttosto chi sa riconoscere il bene che cresce silenziosamente nel campo della Chiesa e della storia, coltivandolo fino alla maturazione”, ha concluso il Papa: “E allora sarà Dio, e solo Lui, a premiare i buoni e punire i malvagi”.

(M. N.)