Immagine di repertorio
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Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13, 24-30, forma breve)
In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: “Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?.

Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo! E i servi gli dissero: Vuoi che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”.

Il commento al Vangelo di don Luciano Chistè, Giuseppino del Murialdo

La liturgia della Parola di questa domenica ci presenta “una sfilata di piccole scene di vita quotidiana”. Sono tre parabole: quella del grano e della zizzania, del granello di senape e del lievito. Il filo conduttore di tutte le sette parabole del capitolo 13 di Matteo è sempre “il Regno dei cieli”. Anzitutto Gesù parla di un uomo, che ha seminato del buon seme nel suo campo, in cui un suo nemico, di notte, vi ha seminato anche la zizzania. Essa assorbe l’alimento del terreno, facendo avvizzire qua e là il grano. Al di là dell’immagine, o meglio, attraverso questa similitudine, si afferma che nella chiesa, nel campo della storia, dentro di noi, concrescono il buon grano e la zizzania, il bene e il male, la giustizia e la violenza, il peccato e la grazia, la verità e l’ipocrisia. Non c’è dunque da meravigliarsi se la Chiesa santa è abitata da uomini e donne peccatori.

Non deve turbarci più di tanto se nella parrocchia, si infiltrino e convivano santi e peccatori, uomini e donne generosi ed egoisti, puri e ipocriti. Quello che è sommamente desiderabile è che tutti ci mettiamo davanti al Signore, che vede il cuore, davanti alla sua parola viva ed efficace, che penetra e giudica, e ci convertiamo. I servi del padrone si meravigliano della presenza della zizzania e vorrebbero andare ad estirparla. Il padrone del campo frena questo loro buon proposito e invita i suoi servi ad aspettare il momento della mietitura, quando sarà possibile separare il grano dalla zizzania. “Infatti la decisione dei servi è rischiosa e potrebbe generare danni. Così come il desiderio di estirpare il male dal campo del mondo potrebbe generare dei fanatismi e intolleranza. Bisogna saper vivere di fronte e accanto al male, senza pensare solo e sempre all’attacco e alla distruzione” (Gianfranco Ravasi).

Il libro della Sapienza ci presenta un Dio che ha cura di tutte le cose, è indulgente con tutti, giudica con mitezza e governa con molta indulgenza”. Il salmo responsoriale ci affida a Dio buono che perdona, è pieno di misericordia con chi lo invoca. Il Signore è misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà. L’esempio meraviglioso di Dio ci sprona a evitare frettolosi giudizi di condanna sulle persone, a star lontani da fanatismi puritani, da atteggiamenti furiosi di scontro e di pulizia nel mondo. Gesù stesso poi spiega ai suoi discepoli, radunati in casa, il significato della parabola della zizzania (cfr 13, 37-43).

Le altre due parabole mettono in rilievo la forza straordinaria del granello di senape, che diviene una gigantesca pianta che riesce a coprire un’intera casa. Inoltre c’è un’energia segreta nel lievito che lentamente fa fermentare le tre misure di farina.C’è nelle parabole di Gesù un invito alla speranza e alla fiducia, anche quando ci sembra di essere un granellino di senape dimenticato e inutile o un po’ di lievito messo nell’immenso terreno del mondo. Mettiamocela comunque tutta a essere buon grano nel campo del mondo e della Chiesa e a far morire “le zizzanie” nella nostra vita!