Silvia e Massimo Santiinsieme ai familiari della Casa della Papa Giovanni XXIII di Gambellara
Silvia e Massimo Santi insieme ai familiari della Casa della Papa Giovanni XXIII di Gambellara

Venerdì 10 luglio alle 20.45 a Gambellara l’Arcivescovo monsignor Lorenzo Ghizzoni celebrerà la Santa Messa nell’area esterna della Casa Famiglia “San Benedetto”, struttura della Comunità Papa Giovanni XXIII. Un appuntamento divenuto annuale e che si tiene in coincidenza, o nel giorno esatto, della ricorrenza liturgica di San Benedetto. “Inizialmente temevamo che questo incontro potesse mettere a rischio la salute delle persone più fragili che vivono con noi”, racconta Silvia responsabile della Casa Famiglia assieme al marito Massimo Santi, che proprio quest’anno festeggiano 15 anni dall’apertura della struttura. Silvia racconta come hanno superato i dubbi iniziali: “Abbiamo ricevuto parecchi messaggi, poiché si tratta di un appuntamento atteso da tanti e vi partecipano anche altri fratelli di comunità che vivono realtà di accoglienza. Poi l’Arcivescovo ci ha rassicurati sulla celebrazione all’aperto. Infine, a convincerci definitivamente sono state le parole di Papa Francesco: ‘La preghiera è fondamentale per ri-orientare lo sguardo alla speranza’”.

A livello nazionale, le strutture della Papa Giovanni hanno dovuto rispettare misure rigide e hanno riaperto solo il 30 giugno. Per la Casa Famiglia “S. Benedetto” il lockdown è stata l’occasione per rafforzarsi come realtà familiare. Nella struttura di via Chiesa 3 vivono sei persone, tra cui la mamma di Silvia, 90enne e non autosufficiente a causa di un ictus. “Ho sofferto pensando ai tanti anziani che, per tre mesi, non hanno potuto avere contatti con i propri familiari. Per l’anziano o il malato la relazione affettiva è fondamentale – prosegue – e l’assistenza nel proprio domicilio è un valore che la società dovrebbe recuperare: una scelta che andrebbe incoraggiata e sostenuta economicamente. La famiglia sia il luogo ideale perché luogo di amore e d’accoglienza della vita nascente, fino all’ultimo respiro”.

Durante la pandemia, nella casa famiglia, oltre a Silvia e Massimo, alla nonna anziana e ad una figlia 20enne, vi erano anche una signora 50enne con la sindrome di Down e una giovane ragazza nigeriana arrivata a fine gennaio. Quotidianamente arrivavano anche i nipotini dei Santi, poiché i genitori erano al lavoro in prima linea contro il Covid, lei al Pronto soccorso e lui operatore socio-sanitario. “Sono stati mesi molto impegnativi, ma anche molto belli. Siamo una famiglia allargata, dove tutti hanno potuto contare sull’aiuto di tutti. Spesso il mio pensiero è andato a coloro che erano soli, e credo che in quei casi tutto sia stato più doloroso e difficile” conclude.

Sara Pietracci