Papa Francesco durante la Messa
Papa Francesco durante la Messa

Protesi alla ricerca del volto del Signore, lo possiamo riconoscere nel volto dei poveri, degli ammalati, degli abbandonati e degli stranieri che Dio pone sul nostro cammino”. A ribadirlo è stato il Papa, che nell’omelia della messa celebrata mercoledì 8 luglio nella Cappella di Casa Santa Marta, alla presenza del personale della sezione rifugiati del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, in occasione del settimo anniversario del viaggio a Lampedusa, ha lanciato un appello alla conversione, sulla scorta del profeta Osea.

“La ricerca del volto di Dio è motivata da un anelito di incontro personale con il Signore, un incontro personale, un incontro con il suo immenso amore e la sua potenza salvifica”, ha spiegato Francesco: “I dodici apostoli, di cui ci parla il Vangelo di oggi, hanno avuto la grazia di incontrarlo fisicamente in Gesù Cristo, Figlio di Dio incarnato. Lui li ha chiamati per nome, ad uno ad uno, guardandoli negli occhi; e loro hanno fissato il suo volto, hanno ascoltato la sua voce, hanno visto i suoi prodigi”. “L’incontro personale con il Signore, tempo di grazia e di salvezza, comporta la missione”, la consegna del Papa: “E questo incontro diventa anche per noi tempo di grazia e di salvezza, investendoci della stessa missione affidata agli apostoli”. “Incontro e missione non vanno separati”, ha aggiunto a braccio.

Il Papa ha anche chiesto un “esame di coscienza quotidiano” riguardo al nostro atteggiamento verso i migranti. . “Oggi ricorre il settimo anniversario della mia visita a Lampedusa”, ha ricordato il Papa, che ha ribadito quanto ha detto ai partecipanti al meeting “Liberi dalla paura” nel febbraio dello scorso anno: “L’incontro con l’altro è anche incontro con Cristo. Ce l’ha detto lui stesso. È lui che bussa alla nostra porta affamato, assetato, forestiero, nudo, malato, carcerato, chiedendo di essere incontrato e assistito, chiedendo di potere sbarcare. E se avessimo ancora qualche dubbio, ecco la sua parola chiara: ‘In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me’”. “‘Tutto quello che avete fatto…’, nel bene e nel male!”, ha esclamato Francesco. “Questo monito risulta oggi di bruciante attualità”, ha commentato: “Dovremmo usarlo tutti come punto fondamentale del nostro esame di coscienza, quello che facciamo tutti i giorni”.

Penso alla Libia, ai campi di detenzione, agli abusi e alle violenze di cui sono vittime i migranti, ai viaggi della speranza, ai salvataggi e ai respingimenti”, l’elenco stilato dal Papa: “Tutto quello che avete fatto… l’avete fatto a me”. “Io ricordo quel giorno, sette anni fa, proprio al Sud dell’Europa – ha raccontato a braccio – in quell’isola, alcuni mi raccontavano le proprie storie, quanto avevano sofferto per arrivare lì. C’erano degli interpreti. Uno raccontava cose terribili nella sua propria lingua e l’interprete sembrava di tradurre bene, ma parlava a lungo e la traduzione era breve. Ho pensato: si vede che questa lingua per esprimersi ha dei giri più lunghi.

 Sono tornato a casa il pomeriggio e nella reception c’era una signora – pace alla sua anima, se n’è andata – che era figlia di etiopi e capiva la lingua e aveva guardato incontro. Mi ha detto: ‘Quello che il traduttore etiope le ha detto non è che la quarta parte delle torture, delle sofferenze che hanno vissuto loro’”. “Mi hanno dato una versione distillata”, ha commentato Francesco: “Questo succede oggi sulla Libia”, ha commentato Francesco: “Voi non immaginate l’inferno che si vive lì, in quell’area di detenzione. Questa gente soltanto veniva con una speranza: incrociare il mare”. Infine, l’invito a “scoprire il volto del suo Figlio in tutti i fratelli e le sorelle costretti a fuggire dalla loro terra per tante ingiustizie da cui è ancora afflitto il nostro mondo”.

(M.N.)