L'addio delle monache carmelitane alla sorella sr. Maddalena, morta di Covid
L'addio delle monache carmelitane alla sorella sr. Maddalena, morta di Covid

“Si è creato un flusso di preghiera e di carità continuo che partiva dalle persone e ci raggiungeva ogni giorno – dice suor Anastasia di Gerusalemme, del monastero carmelitano di Santo Stefano degli Ulivi – questo è stato l’elemento più prezioso che ha sostenuto me e le mie consorelle carmelitane nei mesi della pandemia”. Le consorelle del monastero di via Guaccimanni vivono oggi, giovedì 16 luglio, le celebrazioni finali della festa patronale della Madonna del Carmelo (dopo la Santa Messa delle 7, alle 12 ci sarà la supplica a Maria e alle 17.30 il canto dei Vespri), ma i mesi passati in isolamento per via del contagio e soprattutto la perdita della consorella suor Maddalena del Sacro Cuore di Gesù, morta a causa del virus il 20 aprile, hanno lasciato il segno: “In quei giorni di paura – racconta –, con il senso di solitudine e senza poter celebrare l’Eucaristia, ci siamo strette insieme, dal mattino, attorno al tabernacolo, intensificando la preghiera personale e comunitaria. Ed è cresciuta anche la fraternità fra di noi, ci siamo aiutate, soccorrendo in primis le nostre tre consorelle più anziane”.


“Tante persone hanno pregato per noi – prosegue la religiosa – e non ci hanno fatto mai mancare niente; ci siamo sentite amate dalla gente. Si è capito che le comunità religiose di clausura e la chiesa ravennate, non sono due entità separate, ma un unico respiro”. Ora si è ripartiti e le monache hanno vissuto tutti gli eventi pubblici, con la partecipazione dei fedeli, programmati per la festa della Madonna del Carmelo. Ma anche nei mesi precedenti non hanno mai smesso di tenersi in relazione con tante persone, creando una rete di preghiera e di fraternità che si allarga sempre più, anche con le nuove tecnologie e i mezzi di comunicazione digitale: “In questi giorni abbiamo dato vita a un gruppo whatsapp – continua suor Anastasia – per aiutare chi lo desidera a pregare, facendolo insieme a noi. La preghiera è indispensabile come l’aria: ci mette in dialogo con Dio, ma tante persone da sole non riescono a pregare, noi le aiutiamo”.


L’aiuto inteso come vicinanza, come avvicinarsi all’altro e ai suoi bisogni: un atteggiamento quanto mai indispensabile, dopo la pandemia, per uscire dai nostri egoismi e per ripartire insieme, nel prossimo anno pastorale, anche come chiesa ravennate.
La conversione e l’uscita verso l’altro sono molto legati tra loro – conclude suor Anastasia –. Ognuno di noi dovrebbe desiderare, con il cuore e con la testa, che l’altro, sia esso parente, un amico, un conoscente, uno sconosciuto, incontri il bene e il buono nella vita. E dovrebbe impegnarsi per primo, sorretto dalla fede, dalla preghiera, perché questo accada, andando incontro all’altro e aiutandolo a superare i problemi, gli ostacoli della vita. è questa la strada necessaria, a mio parere, per riprendere il nostro cammino”.

Fabrizio Casanova