"Noli me tangere" di Beato Angelico

Papa Francesco lo chiama “il dono delle lacrime”. Sembra una contraddizione ma invece non lo è, spiega Rosanna Virgili, biblista e scrittrice, che questa sera alle 18 sarà nella parrocchia di San Biagio per un incontro organizzato dall’Azione Cattolica su Santa Maria Maddalena “maestra di annuncio per un tempo nuovo”, alla vigilia della solennità liturgica della santa.

Rosanna Virgili

“Le lacrime nella Bibbia sono segno di conversione, pentimento e della Misericordia che si sperimenta quando si viene perdonati”. Un gesto collettivo, soprattutto durante i funerali, spiega la biblista ma un rito che in questi mesi di lockdown ci è stato negato: “Quello che ha generato più sofferenza è stato proprio che non ci fosse spazio per le lacrime, lacrime condivise”.

Sarà il direttore della Caritas diocesana, don Alain Gonzalez Valdès a parlare delle pieghe e delle piaghe della nostra quotidianità nei mesi di quarantena, a partire dalle sofferenze degli ultimi che bussano alla Caritas. A lui il compito di introdurre la relazione della biblista che sarà trasmessa anche sul canale YouTube della parrocchia.

Nel Vangelo, vediamo piangere Gesù solo due volte: la prima è quando muore Lazzaro e la seconda quando ‘piange su Gerusalemme”. Nel primo episodio, al capitolo 11 di Giovanni, da quelle lacrime, dice il Vangelo, la gente “capì quanto lo (Lazzaro) amava – spiega Virgili –. Le lacrime sono segno di amore. Chi non ama non piange. Ma a partire da quelle lacrime, Gesù di fatto resuscita Lazzaro. È quindi segno del dolore, della croce che porta alla risurrezione”.

Le lacrime di Maddalena nell’ultimo passo del Vangelo hanno la stessa funzione. “Maddalena piange a lungo – spiega la biblista –: va di buon mattino, poi torna per denunciare l’assenza del corpo, poi arrivano Pietro e Giovanni etc.. E lei? Resta e continua a piangere, finché non arriva quello che lei pensa essere il giardiniere”. Le lacrime sono simbolo di fede: fede che per amare piange. Ed è proprio da quell’amore che Gesù risorge.

“L’amore è più forte della fede, ed è anche più forte della morte: fa risorgere”.  E questo dà speranza. “Lo possiamo aver sperimentato – ragiona Virgili – ho conosciuto mogli e figlie di persone morte di Coronavirus e mi hanno testimoniato proprio questo: che l’amore resta, anche se la morte spezza i legami fisici, anche se non c’è stato quell’ultimo abbraccio. È l’amore della Chiesa.

Credo che il nostro compito sia proprio questo: lacrime di riconciliazione, di affetto, non di rassegnazione. Lacrime che superino le barriere, del distanziamento delle mascherine. Dobbiamo solo trasformarle in atto di vita”