Da 11 anni Marinando punta a consentire il superamento dei propri limiti a tutti coloro che vivono condizioni disagiate o che sono colpiti da una disabilità

E’ ripartito oggi, con la prima uscita in barca, il progetto “Il mare che unisce 2020” dell’associazione onlus Marinando, sostenuto dall’assessorato ai Servizi sociali. Si tratta di uno dei progetti che la onlus porta avanti da anni, insieme a “Marinando sbarca a scuola”, un progetto che sta percorrendo tutta la Romagna, e a “Tutti Imbarcabili” (previsto per il 14 giugno, è stato spostato al 20 settembre, emergenza sanitaria permettendo), con il quale nello specifico si rivolge ai minori, stranieri, non accompagnati, in case d’accoglienza, per i quali viene ideato un percorso d’integrazione, educativo e lavorativo.
“C’è stato un primo incontro lo scorso 6 luglio – spiega Sante Ghirardi, presidente di Marinando – mentre oggi abbiamo fatto la prima uscita in barca. Il progetto avrà una cadenza di due giorni alla settimana fino all’inizio delle scuole, ma se troveremo la disponibilità dei ragazzi e il conforto del tempo, confidiamo di dare continuità al progetto e arrivare anche al mese di ottobre”.

Undici i ragazzi partecipanti al progetto, di varie nazionalità, tra i 15 e i 17 anni, minori provenienti dalle strutture per minori stranieri non accompagnati, che impareranno ad interagire con persone colpite da disabilità fisiche, psichiche e sensoriali e che coadiuveranno l’associazione nello svolgimento delle attività.
“Con loro faremo un periodo di formazione legata alla conoscenza del mondo nautico – precisa Ghirardi – e del mondo della disabilità. Gli spieghiamo come spingere una sedia a rotelle, un gesto che può sembrare banale ma che merita invece attezione e accortezze che vanno conosciute e imparate; gli insegneremo la terminologia della nautica, verranno avviati a un breve corso di navigazione a vela e puntiamo a far vivere loro un’esperienza formativa e sportiva importante facendogli anche imparare determinate attività che possono essere spendibili in futuro nell’ambito lavorativo“.

L’auspicio di Marinando è che i partecipanti possano acquisire quelle competenze per diventare skipper accompagnatori di quelle disabilità che necessitano di un copilota nella conduzione della barca, ma anche per imparare a condurre i cabinati dell’associazione “con l’obiettivo – prosegue Ghirardi – di formare un equipaggio misto, abili e disabili, che possa partecipare alla Barcolana di Trieste (uno degli eventi velici più importanti a livello nazionale, ndr.) ma anche alle regate del territorio”.

Il progetto “Il mare che unisce” ha rappresentato la ripartenza di Marinando dopo il lungo periodo di lockdown, “che a noi è servito come momento di riflessione, per capire come migliorarci – ammette il presidente di Marinando – e come riproporre i nostri progetti con modalità più innovative. Siamo abituati a lavorare con ritmi sfrenati; abbiamo cercato di utilizzare questo momento non deprimendoci ma riflettendo. Abbiamo attivato questo progetto, che ha avuto un’adesione inaspettata, mettendo in campo protocolli ancora più rigidi di quelli fissati dai decreti. Facendo parte della rete nazionale Vela Solidale abbiamo avuto modo di uniformare tra le varie associazioni un protocollo di attività che tiene conto delle nostre esperienze di navigazione col mondo del sociale e che ci permette di garantire sia noi ma anche tutte le persone che salgono a bordo la massima sicurezza. Così è per questi ragazzi: escono con più barche in modo da essere in pochi su ognuna di esse e poter osservare tutte le regole di distanziamento”.