Alessandro Renda in scena

Decine di repliche in giro per il mondo, senza cambiare una virgola del testo. Non capita spesso a Marco Martinelli e a Ermanna Montanari di restare fedeli alla prima versione di un testo teatrale. È capitato, invece, a “Rumore di Acque” che durante il Ravenna Festival di quest’anno, il 5 luglio, celebrerà il “Decennale” dalla prima assoluta (2010, sempre al Festival) con la presentazione di “Drammi al presente” (Editoria Spettacoli Edizioni), la ristampa di questo testo e di Salmagundi a cura di Gerardo Guccini.

Dal Senegal, al Brasile, passando per Belgio, Francia, Stati Uniti fino alla spiaggia di Lampedusa, di fronte al mare che ancora fa “rumore” per le grida di morte di tanti migranti: questo spettacolo ha fatto il giro del mondo, “ma non ho mai sentito l’esigenza di cambiarne una parola – spiega Martinelli a Risveglio Duemila – perché è tragicamente ancora attuale. Il generale (protagonista della pièce, ndr) si è dimostrato un canale giusto per raccontare questi drammi”. E i ministri della paura, nel frattempo, si sono moltiplicati.

Lo spettacolo, racconta ancora Martinelli, ha vissuto tre età: “Nel 2013, quando Papa Francesco va a Lampedusa, nel suo primo viaggio apostolico, il tema diventa attuale: sembrava persino che i Governi si muovessero, l’interesse cresce anche per lo spettacolo. Prima, molti si commuovevano ma la reazione delle persone sembrava dire: ‘Ma cosa andate a tirare fuori?’”. Poi è arrivata la “terza età”, nel 2017/2018, racconta Martinelli: “è cresciuto l’odio, i generali si sono moltiplicati. C’è chi ha cavalcato il tema dei migranti come capro espiatorio”.

E siamo all’oggi. Il 5 luglio, a mettere in scena Rumore di Acque saranno gli attori che hanno tenuto “a battesimo” il testo: Alessandro Renda (nella foto di Tomaso Mario Bolis) e i Fratelli Mancuso (dopo di loro, il monologo è stato interpretato da Ascanio Celestini e tanti altri, in lingue diverse): “Certamente uno dei momenti più emozionanti è stato lo spettacolo a Lampedusa, davanti a quel mare. Invece il più particolare è stato quello in Brasile, a San Paolo, rappresentato in modo corale con oltre 15 attori che interpretavano le figure dei sommersi”.

E oggi che il mondo, soprattutto dopo l’emergenza Coronavirus, sembra aver dimenticato il dramma dei migranti, c’è ancora spazio per questo testo? “Bè, il teatro è fondato dal mito di Dioniso, il Dio che soffre: per vocazione, se vogliamo dire così, ha il compito di mettere il dito nelle piaghe. Non ha paura di guardare in faccia i nostri drammi per illuminarli. Parlare poi di chi muore in mare, per me, è come parlare di chi muore solo in un ospedale. Entrambi ci raccontano delle nostre fragilità e del bisogno di essere salvati”. In entrambi i casi, manca il respiro, di vita. Difficile cambiare il mondo con uno spettacolo teatrale, ragiona Martinelli: “ma possiamo imparare e cambiare noi. Qualcuno ha capito e si è mosso”. Anche se su questi temi, la risposta, dall’Europa ancora “non è pervenuta”