Papa Francesco si affaccia dalla finestra del Palazzo Apostolico
Papa Francesco si affaccia dalla finestra del Palazzo Apostolico

“Nella memoria dei santi Gioacchino e Anna, i nonni di Gesù, vorrei invitare i giovani a compiere un gesto di tenerezza verso gli anziani, soprattutto i più soli, nelle case e nelle residenze, quelli che da tanti mesi non vedono i loro cari”. È l’appello di domenica 26 luglio, al termine dell’Angelus, rivolto da papa Francesco. “Cari giovani, ciascuno di questi anziani è vostro nonno!”, ha detto il Papa: “Non lasciateli soli! Usate la fantasia dell’amore, fate telefonate, videochiamate, inviate messaggi, ascoltateli e, dove possibile nel rispetto delle norme sanitarie, andate anche a trovarli. Inviate loro un abbraccio. Loro sono le vostre radici. Un albero staccato dalle radici non cresce, non dà fiori e frutti. Per questo è importante l’unione e il collegamento con le vostre radici. ‘Quello che l’albero ha di fiorito, viene da quello che ha di sotterrato’, dice un poeta della mia Patria. Per questo vi invito a fare un applauso grande ai nostri nonni, tutti!”.

“Ho appreso che un nuovo cessate-il-fuoco riguardante l’area del Donbass è stato recentemente deciso a Minsk dai Membri del Gruppo di Contatto Trilaterale”, ha proseguito Francesco: “Mentre ringrazio per questo segno di buona volontà volto a riportare la tanto desiderata pace in quella martoriata regione, prego perché quanto concordato sia finalmente messo in pratica, anche attraverso un effettivo processo di disarmo e di rimozione delle mine. Solo così si potrà ricostruire la fiducia e porre le premesse per la riconciliazione, tanto necessaria e tanto attesa dalla popolazione”.

“Aderiscono pienamente al Regno coloro che sono disposti a giocarsi tutto, che sono coraggiosi”. Lo ha ricordato il Papa, durante l’Angelus, in cui ha sottolineato che “la costruzione del Regno esige non solo la grazia di Dio, ma anche la disponibilità attiva dell’uomo. Tutto fa la grazia, tutto! Da parte nostra soltanto la disponibilità a riceverla, non la resistenza alla grazia: la grazia fa tutto ma ci vuole la mia responsabilità, la mia disponibilità”. “Abbandonare il fardello pesante delle nostre sicurezze mondane che ci impediscono la ricerca e la costruzione del Regno”, l’invito di Francesco: “La bramosia di possedere, la sete di guadagno e di potere, il pensare solo a noi stessi”.

Il “vero tesoro”, ha spiegato il Papa, non è tatto di “cose attraenti ma effimere, di bagliori luccicanti ma illusori perché lasciano poi al buio”: la luce del Regno “non è un fuoco di artificio, è luce: il fuoco di artificio dura soltanto un istante, la luce del Regno ci accompagna per tutta la vita”. “Il Regno dei cieli è il contrario delle cose superflue che offre il mondo, è il contrario di una vita banale”, ha proseguito Francesco: “È un tesoro che rinnova la vita tutti i giorni e la dilata verso orizzonti più vasti. Chi ha trovato questo tesoro ha un cuore creativo e cercatore, che non ripete ma inventa, tracciando e percorrendo strade nuove, che ci portano ad amare Dio, ad amare gli altri, ad amare veramente noi stessi.

Il segno di coloro che camminano su questa strada del Regno è la creatività, sempre cercando di più. E la creatività è quella che prende la vita e dà la vita, e dà, e dà, e dà… Sempre cerca tanti modi diversi di dare la vita. Gesù, lui che è il tesoro nascosto e la perla di grande valore, non può che suscitare la gioia, tutta la gioia del mondo: la gioia di scoprire un senso per la propria vita, la gioia di sentirla impegnata nell’avventura della santità”.

(M. N.)