Un momento dell'inaugurazione
Un momento dell'inaugurazione

“Ci avete regalato un sogno”, ha detto qualche giorno fa Francesco, uno delle persone con disabilità venute da tutto il Nord Italia per fare il bagno nella spiaggia attrezzata di Insieme a te. Quest’anno non è stato l’unico a sognare “forte”. 

C’era bisogno di immaginazione e forza di volontà per aprire uno stabilimento balneare per disabili gravi in piena era Covid: per “inventare” un protocollo adatto a proteggere tutti, per trovare volontari e portare a termine tutte le pratiche.

Ma Debora Donati, faentina, anima dell’associazione Insieme a te, nata da un sogno del marito Dario Alvisi, morto di Sla due anni fa, l’ha avuta, assieme alle tante persone che ruotano attorno a quest’esperienza. E così giovedì sera Insieme a te, l’unica in tutto il Nord Italia in grado di ospitare malati e disabili gravi, ha ufficialmente inaugurato la stagione balneare 2020.

“Nessuno si aspettava di aprire quest’anno – racconta Debora –. Abbiamo persone molto fragili. Abbiamo cercato di capire quanta voglia avevano di divenire qua e ci siamo accorti che le prenotazioni non diminuivano. E allora ci siamo detti: se non si ritirano loro perché dobbiamo ritirarci noi?”.

E così la macchina è partita, soprattutto grazie ai volontari, 15 al giorno per massimo 12 ospiti. Con tutte le precauzioni del caso: oltre a mascherine, visiere e misurazione della temperatura in ingresso, nella spiaggia di Insieme a te si entra solo dopo con il tampone negativo, volontari e ospiti. 

Dall’inizio, la storia di insieme a te parla di speranza, nella malattia e anche nella morte. Un messaggio ancor più significativo oggi dopo mesi di chiusure e lutti. È la storia che hanno iniziato a scrivere Debora e suo marito Dario: “Con la malattia di Dario ho imparato a donare agli altri – racconta a Risveglio Duemila –. Ho imparato a conoscere ed essere più vicino al mondo della disabilità. Questo è quel che ci dice Dario, questa testimonianza di vita continua, nei volontari, negli ospiti, in quello che facciamo”. 

L’inaugurazione di giovedì sera è stata anche l’occasione per fare il punto, a livello istituzionale su questa esperienza, a tre anni dal primo bagno al mare per persone con disabilità.

Ma è stato anche un momento, molto toccante, per ricordare i tanti ospiti che negli ultimi tre anni sono morti, con un lancio simbolico di palloncini sulla spiaggia sulle note dell’Hallelujah di Leonard Cohen: prima di tutti Dario, che giovedì sera avrebbe compiuto 47 anni, ma anche tutte le persone che in questi mesi sono morte a causa del Covid.

Il lancio simbolico dei palloncini

“La vita è una cosa buona, sempre, anche quando è debole e va custodita – ha spiegato don Marco Ferrini, direttore della Caritas diocesana di Faenza poco prima della benedizione –. E questo bagno segno di questo messaggio che è anzitutto di Dio: che la vita è un dono prezioso che va custodito”. “Il messaggio che ci avete dato aprendo è che se ce l’avete fatta voi, dobbiamo farcela tutti – ha detto il sindaco di Ravenna Michele de Pascale –.

L’intervento del sindaco Michele de Pascale

Debora ci insegna che di fronte alle difficoltà, abbiamo due strade: o farci travolgere, oppure crescere e trovare la forza per fare qualcosa di grande per sé e per gli altri. Non sentitevi ospiti qui: il mare non è di Ravenna è a Ravenna”.“Il virus in questi mesi non è stato ‘democratico’ – ha detto intervenendo Valentina Morigi, assessore ai Servizi Sociali del Comune di Ravenna –: è stato un elemento di ulteriore discriminazione e fatica per le famiglie di persone con disabilità. Essere qui significa restituire un po’ di giustizia, dare opportunità a chi è stato colpito di più”. “Sono contento che il nostro territorio abbia potuto generare un’esperienza che sta costruendo legami, tra persone, tra territori”, ha detto l’assessore all’Inclusione Sociale di Faenza Andrea Luccaroni. “Poter ospitare nella propria regione un’esperienza come questa è un orgoglio – ha concluso la consigliera regionale Manuela Rontini –: l’anno prossimo lavoreremo perchè possa diventare una struttura fissa”.