Un momento di gioco al Grest di San Simone e Giuda
Un momento di gioco al Grest di San Simone e Giuda

“Se c’è una cosa che ho riscoperto con questo Grest dopo il lockdown è stata la bellezza della comunità”. È non dev’essere l’unico, don Mino Gritti, responsabile dell’oratorio di San Simone e Giuda, a percepire il “bello della comunità” nell’esperienza dei salesiani di questa strana estate 2020.

“La gioia di questi ragazzi dà pienezza alla mia vocazione – chiosa don Luigi Spada, parroco di San Simone –. Poi qui ci sono tante etnie diverse, e questa è una bella ricchezza. E infine l’ambiente è bello e sereno, ti senti in famiglia”. Un’atmosfera che forse hanno percepito anche il sindaco Michele de Pascale e l’assessore Massimo Cameliani, che hanno fatto visita ai 146 ragazzi e agli animatori di questo centro estivo, alcune settimane fa. 

Triage all’ingresso, norme anti-contagi e riduzione del numero di ragazzi che si possono accogliere hanno fatto alzare il costo del Grest da 30 a 50 euro a settimana: “Ma siamo accreditati, quindi le famiglie con una certa soglia di Isee hanno potuto usufruire degli sgravi che di fatto azzerano le rette. E poi un parrocchiano ha offerto 5mila euro per realizzare le attività: un grande aiuto”. È la bellezza della comunità di cui si parlava all’inizio. 

I ragazzi, dopo il lockdown sono diversi, spiega don Mino: “Hanno una grande voglia di mettersi in gioco – spiega – e di giocare. Noto che sono un po’ iperattivi e agitati, quasi volessero recuperare tutto in una volta quello che non si è potuto fare nei mesi di lockdown. Alcuni hanno paura del contagio: li vedi che non si tolgono la mascherina nemmeno all’aperto”.

Rispetto agli anni scorsi, c’è una grande richiesta da parte dei ragazzi delle medie: “Gli ultimi anni li abbiamo messi insieme nel gruppo che abbiamo chiamato dei ‘Senior’ e con loro facciamo attività specifiche, secondo i principi dell’outdoor education’”.

A caratterizzare il Grest di Sansi è poi anche la multietnicità: “Gli stranieri sono il 30%: arrivano da Ucraina, Moldavia, Albania, Romania, Nigeria – racconta don Mino – e Senegal. Per le loro famiglie il Grest è un grande aiuto: molti dei loro genitori non hanno potuto fare smart working. Alcuni sono musulmani, anche tra gli animatori e si distinguono per la serietà dell’impegno. Sono interessati anche ai momenti di preghiera.

L’altro giorno, un ragazzo musulmano di fronte alla preghiera del Padre Nostro, ha detto ‘che bello!’. È interessante”. Ma dopo il Grest, alle 16.30, San Simone si anima di altri ragazzi, con l’oratorio feriale, altrettanto multietnico: 70/80 ragazzi che arrivano da tutta la città. Tutt’altra vita rispetto al silenzio dei mesi di lockdown: “I cortili vuoti – ricorda don Mino – che sofferenza”. Per ora, per fortuna, passata.