Vincent Van Gogh (1888) “Il seminatore” olio su tela Amsterdam, Van Gogh Museum
Vincent Van Gogh (1888) “Il seminatore” olio su tela Amsterdam, Van Gogh Museum

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,1-23, forma breve)
“Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: “Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti”.

Il commento al Vangelo di suor Anastasia di Gerusalemme

Il Vangelo di questa domenica ci chiede di compiere un grande movimento, un’uscita. Insieme a Gesù, che Matteo ci descrive in cammino, uscendo di casa per andare fino al mare, anche noi siamo invitati a uscire per poter prendere la posizione favorevole all’ascolto, all’incontro con Lui. Giunti dunque presso il mare, ecco, possiamo vederlo, Lui, il Maestro, che seduto sulla insolita e umile cattedra, che è la barca, dona il suo insegnamento di Vita nuova e piena. E lo fa attraverso una parabola, semplice e chiarissimo esempio di quanto avviene, in realtà, dentro di noi, nel momento in cui veniamo visitati dalla presenza di Dio. Dio fatto piccolissimo, quanto un seme che viene gettato e cade sulla terra. Così è l’amore del Padre per noi: Amore divino che esce, che scende, abbassandosi fino alla terra, prendendo forma di uomo, nel Figlio Gesù, che è a un tempo seme e seminatore. E noi siamo la terra, la sua terra bella, amata. Fin dalle prime pagine della Divina Scrittura questo è il nostro nome: Adamo, nel quale è significato ogni figlio dell’uomo, è così chiamato da adamà, in ebraico, che significa, appunto, terra. La teologia di San Paolo traduce questa immagine così concreta, scrivendo ai Corinzi: “Voi siete il campo, la terra di Dio” (1 Cor 3, 9).


Ecco, allora, è importante davvero che impariamo a leggerci, a conoscerci così. Poiché ogni giorno viene il seminatore, il Signore, nel suo campo a seminare; viene il più bello tra i figli dell’uomo a cercare la sua terra bella, la sua fidanzata amatissima, che siamo ognuno di noi e ci chiede di sposarci, di condividere totalmente la vita con noi, così come un seme condivide la vita con la terra. E lo fa ben sapendo che, comunque, tanta parte di noi non potrà accogliere il suo seme; tre tentativi di incontro su quattro avranno esito negativo, racconta la parabola. Sì, perché quel seme buono, che è il Signore Gesù, sarà divorato, sarà bruciato, sarà soffocato. Dobbiamo ammetterlo: tante volte questo è lo scenario del nostro cuore. Ma per quell’unica situazione positiva, quando il seme invece trova la terra buona e bella e in essa può portare frutto, il seminatore non molla, non smette di credere in noi e continua a buttarsi nella nostra vita. Continua a venire a cercarci.

La parabola di Matteo ci aiuta a leggerci dentro, a prendere contatto con i nostri movimenti interiori: a vedere il nostro cuore coperto da uno strato di grasso, le nostre orecchie pesanti, i nostri occhi velati. Ma anche a gioire di quella parte di noi, che è terra bella, accogliente e feconda, desiderosa di abbracciare il Signore e di lasciarsi abbracciare da Lui per portare il frutto dell’incontro, del sì all’Amore del Padre, dell’umile dono di noi ai fratelli. Che possiamo partecipare così all’Eucaristia di questa domenica: come terra in attesa del seme, o sposa in attesa del suo Sposo, finché avvenga l’incontro e allora il nostro cuore sarà come il giardino di Eden, dove Adamo ancora cammina con Dio, senza avere paura, senza doversi nascondere più.