Domenico Fetti (1618 -1622 circa) “La parabola della dracma perduta” (particolare) Dresda, Gemäldgalerie
Domenico Fetti (1618 -1622 circa) “La parabola della dracma perduta” (particolare) Dresda, Gemäldgalerie

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13, 44-52)
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi.

Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?”. Gli risposero: “Sì”. Ed egli disse loro: “Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”.

Il commento al Vangelo di Fabio e Roberta Spada

Veniamo da un periodo difficile, dove ci è stato chiesto, in nome del rispetto reciproco, di stare nelle nostre case, di isolarci e, quando ciò non fosse stato possibile, di mantenere una certa distanza da chi ci stava intorno. E anche in questa fase, l’incontro con l’altro continua a essere problematico, filtrato da mascherine e distanziamento ma anche da timori e incertezze. Questa domenica, però, Gesù ci invita a uscire dalla bolla che ci siamo costruiti e in cui, talvolta, rischiamo di sentirci comodi, per andare a cercarlo nel mondo e soprattutto negli altri.

Gesù ci chiede di metterci in cerca di Lui perché solo chi cerca, trova. E quello che si trova, ci promette Gesù, è un qualcosa di così bello e pieno da poter riempire tutta la nostra vita e darle un senso nuovo. I tesori più grandi non sono però nascosti alla luce del sole. La ricerca richiede desiderio, impegno, costanza e soprattutto voglia di vedere dove gli altri non vedono e guardare oltre ciò che si vede a prima vista. L’incontro con l’altro raramente è semplice. La diversità di caratteri, punti di vista, vissuti rappresentano ostacoli che possono lasciarci perplessi o, addirittura, infastidirci e farci desistere dalla volontà di cercare il bello che risiede sempre nell’altro.


L’invito che Gesù ci fa è quello di non fermarsi alle prime differenze o incomprensioni, ma cercare la Sua presenza nell’altro con la stessa determinazione con cui la donna di un’altra famosa parabola cerca la dramma perduta. Se crediamo di essere tutti figli di Dio, se crediamo di essere tutti fratelli in Cristo, allora Gesù ci dice che ogni uomo e ogni donna nascondono in sé un tesoro che merita di essere scoperto e ci invita ad andare oltre le nostre emozioni e le nostre convinzioni per poter godere della bellezza che Dio ha messo in ognuno di noi.


Ma se questo sforzo è già di per sé impegnativo, Gesù, a conclusione del suo discorso, alza ulteriormente l’asticella: le cose più preziose, le sorprese più grandi possono venire proprio da coloro nei confronti dei quali, magari, nutriamo meno stima o fiducia se non una vera e propria avversione, come può esserlo un discepolo che un tempo era uno scriba, ossia quanto di più lontano, allora, dall’idea di fratello nella Fede. E ancora: “Voglio misericordia e non sacrificio” ci dice Gesù in un altro passaggio del Vangelo.


La ricerca dell’altro più lontano non deve, perciò, essere condotta in virtù di una presunta superiorità morale e, quindi, come un atto di bontà verso chi, consapevolmente o inconsapevolmente, riteniamo non lo debba meritare. La sfida è grande. È una sfida alle nostre certezze, alle nostre convinzioni e, talvolta, anche alle nostre pigrizie. La sfida è grande ma, ci promette Gesù, il premio merita tutta la nostra fatica.