Il 23 luglio la Diocesi di Ravenna festeggia il suo Patrono assieme a tutta l’Emilia-Romagna. Questa mattina in Cattedrale si è svolta ma Messa per il Patrono alla quale hanno partecipato sei vescovi delle diocesi della regione . In serata, alle 18 a Sant’Apollinare in Classe, saranno celebrati i Vespri e poi la Messa presieduta sempre dall’arcivescovo Ghizzoni.

Pochi però conoscono la storia del santo, originario di Antiochia (nell’attuale Siria) che diede origine alla fede nella nostra terra e nella nostra regione. Nel testo seguente, don Ugo Facchini, parroco a Bagnacavallo e docente di Liturgia e Sacramentaria all’Issr di Forlì di illuminare i nessi tra tre santi testimoni della fede a Ravenna: San Pier Damiani, San Pier Crisologo e Apollinare.

Il protovescovo è il santo a cui Pier Damiani ha dedicato il maggior numero di testi eucologici (formule per la celebrazione eucaristica, alcuni inni) e sermoni. I motivi sono da ricercare non tanto nella mancanza di testi sul vescovo ravennate, quanto sull’importanza che Pier Damiani dà ad Apollinare, primo vescovo e martire della sua città di origine. C’è anche un nuovo titolo, sconosciuto a tutta la letteratura precedente, con cui Pier Damiani chiama Apollinare: Martyr apostolicus (“Apostolici martyris gloriosa solempnitas, fratres carissimi, alacrem fecit vestrae devotionis adesse conventum” serm. XXXI). In una preghiera che la critica moderna considera rimaneggiata dal nostro santo, c’è una singolare “classifica di santi”, dove come rappresentanti dei martiri egli mette in ordine cronologico: Santo Stefano, Santo Apollinare, San Lorenzo.

Ravenna, per lungo tempo, sede episcopale fra le più importanti dell’Occidente latino, conserva ancora elementi notevoli di liturgia antica: le grandi basiliche con i famosi mosaici, oltre a testi scritti di non poco valore. Fra le fonti che ci sono pervenute, si trovano elementi autentici ed altri medievali adattati secondo le esigenze dell’epoca. Specialmente dopo la scoperta del Rotulus nel 1883, molti studiosi si occuparono della liturgia dell’antico esarcato, che improvvisamente era diventata una delle più antiche documentate, anche se con tesi a volte un po’ esagerate.

Il tutto ci fa capire come siano state dimenticate le vere basi della liturgia di Ravenna antica, studiate solo di recente: cioè i sermoni di san Pier Crisologo. Pier Damiani conosce solo elementi medioevali: è convinto che l’antiocheno Apollinare, sia stato mandato ad evangelizzare Ravenna da Pietro stesso. Giunto a Ravenna Apollinare predica il vangelo e compie numerosi miracoli, per questo viene esiliato in Oriente dove compie varie peregrinazioni continuando la sua attività apostolica. Ritornato a Ravenna subisce persecuzioni e tormenti e muore per le ferite riportate il 23 luglio.

La passio, in passato impropriamente attribuita a Sant’Ambrogio, costituì il testo fondamentale per la storia della santità vescovile nell’Italia settentrionale. Le tematiche politiche ed ecclesiali che si riflettono sul testo agiografico giustificano la controversa datazione. Da un lato, con l’origine orientale di Apollinare si lega Ravenna ai luoghi primitivi della diffusione del cristianesimo, dall’altro Apollinare è discepolo diretto di Pietro, inviato da lui ad evangelizzare la terra romagnola e quindi posto direttamente nella linea apostolica, il fatto rende la sede vescovile ravennate svincolata da ogni possibile soggezione.

Gli scritti di Pier Crisologo, il più antico autore ecclesiastico di Ravenna, non accennano mai alla vetusta antichità della sua chiesa fino al secolo I ed al fatto che Pietro avesse mandato di persona il primo evangelizzatore. Nel sermone CLXXV, il Crisologo difende i diritti appena conquistati di ordinare alcuni vescovi dell’Emilia, ma non accenna minimamente all’apostolicità di Ravenna, che sarebbe stato l’argomento più forte per difendere e incrementare il privilegio acquisito. Tuttavia oggi c’è una parziale rivalutazione dello scritto, sia per quanto riguarda la data, sia per alcuni elementi di sicura autenticità che sono contenuti al suo interno. Secondo una recente proposta, Pier Crisologo avrebbe conosciuto una primitiva passio di Apollinare, non sappiamo se oralmente o tramite un’antica fonte manoscritta.

La passio non è quindi un documento del VII secolo, nata all’interno della lotta per l’autocefalia, ma va ricollegata a una precedente controversia non verso Roma, bensì contro la sede metropolitica di Milano.Forse la leggenda ebbe origine dalla passio SS. Nazarii et Celsi del secolo VI, che pone San Vitale al tempo dell’imperatore Nerone.

Pier Damiani dimostra di conoscere alla perfezione tutti gli elementi, sia autentici che leggendari, nei suoi tre sermoni per la festa del santo. Il testo della passio viene letto prima che egli pronunci il sermone XXXII che elenca tra i discepoli del protovescovo tutti i suoi quattro successori. I tre sermoni sono tutti pronunciati nella data abituale del santo il 23 luglio rivolti a tutto il popolo, ma in tre anni diversi e, almeno il sermone XXXI, lontano da Ravenna indicata con la frase regionis illius (di quella regione). Al sermone XXXI allude il sermone LXV su san Barbaziano che fu probabilmente pronunciato il 31 dicembre 1044. Pier Damiani si ispira per tessere le lodi di Apollinare al sermone 85 di san Leone magno su San Lorenzo non citando la fonte. Stilisticamente il sermone XXXI resta una delle pagine migliori dell’oratoria latina medioevale.

Don Ugo Facchini