La copertina del libro
La copertina del libro

Annullata per l’emergenza sanitaria, l’edizione 2020 di “Cervia, la spiaggia ama il libro” di fatto quest’estate si è sviluppata attraverso le visite guidate alla mostra dei Musei San Domenico di Forlì “Ulisse. L’arte e il mito”. E adesso ha un’appendice domani, domenica 30 agosto, con due incontri con l’autore, in programma alle 21 nel giardino della Casa di Max David (viale Roma 59). Protagonisti saranno don Pierre Laurent Cabantous, parroco del Duomo di Cervia, e Beppe Boni, condirettore de Il Resto del Carlino Bologna, che presenteranno i loro libri. La conduzione della serata, durante la quale ci sarà un momento dedicato alla solidarietà per la ricostruzione della pineta di Milano Marittima e per il restauro della Chiesa del Suffragio di Cervia, è affidata a Ilaria Bedeschi.

Don Pierre presenta al pubblico “Un Don Camillo a Cervia”, libro nel quale, sulle orme di Guareschi, racconta il suo quotidiano parlando con Gesù: in mezzo al frastuono del mondo, la speranza è incontrare la Sua Voce che ci ama infinitamente. E con Don Camillo condivide il compito quotidiano di portare nel suo paese la buona notizia che esce dalla voce di Gesù; di essere una presenza temporale con diritto di voce sull’eterno per la sua città. E avere un compagno di viaggio è bello. Come lui stesso racconta: “ho pubblicato sulla mia pagina Facebook, in stile guareschiano, alcuni miei dialoghi con Gesù, prendendo spunto da ciò che mi capitava o da vicende passate. Tali dialoghi sono diventati – per usare il gergo dei social – “virali”, cosi’ è nato il libro”. Si sono rivelati essere diciotto piccole catechesi fatte con il sorriso, piccoli capolavori di fede e ironia.

Beppe Boni propone “La strage del 2 agosto”: L’orologio è ancora lì, ancora fermo sull’ora dell’Apocalisse. Alle 10.25 del 2 agosto 1980, una bomba fa esplodere la stazione di Bologna. È la più grande strage del Dopoguerra in Italia, in quel periodo già devastata dal terrorismo, al centro della strategia della tensione e degli Anni di piombo: muoiono 85 persone e 200 rimangono ferite. Le indagini partono a senso unico, verso la bomba di matrice neofascista, replay di precedenti fatti analoghi. La verità giudiziaria, in un’altalena di svariati processi, certifica la condanna all’ergastolo per Valerio Fioravanti e la sua compagna Francesca Mambro, la coppia “Bonnie and Clyde” dei Nar, e per Gilberto Cavallini, a 30 anni per Luigi Ciavardini. Il quinto uomo, in attesa di giudizio dopo 40 anni, è Paolo Bellini, ex Primula Nera. Ma la condanna di Mambro e Fioravanti divide ancora, non convince da più parti, anche a sinistra, è considerata piena di lacune. Intorno allo scenario della strage si muovono personaggi ambigui, depistatori e servizi segreti, affiora piena di misteri e indizi la pista alternativa dei terroristi palestinesi indicata dai nostri 007, ma non presa per buona dalla magistratura. E i mandanti di Fioravanti e Mambro? Secondo un’ultima inchiesta innescata dall’Associazione familiari delle vittime sono quattro deceduti, fra cui Licio Gelli capo della P2. I palestinesi, che collaboravano con brigatisti rossi e terroristi di Carlos lo Sciacallo, finanziati dalla Germania dell’Est, avevano avvertito: faremo attentati in Italia. Perché? Perché, dicono i servizi segreti e le conclusioni della commissione Mitrokhin, l’Italia non rispettò il Lodo Moro, patto che prevedeva libera circolazione di armi e membri del Fplp in Italia. Un groviglio, fra trame e ombre, che non ha ancora la parola fine.