I caratteristici denti di drago di un bunker scavati a Cervia

Con il progetto di restyling del lungomare a Milano Marittima, il Comune di Cervia, con il contributo della Crb 360° (Comitato ricerche belliche) e la Sovrintendenza di Ravenna, ha messo mano anche ad un pregevole intervento di recupero, restauro e catalogazione di quella decina di bunker di tipologia militare disseminati sul territorio cervese, nella fascia retrostante i bagni, o inglobati in strutture private.
“Questi bunker ‘Tobruk’ e ‘Regelbau’ rappresentano, assieme ai caratteristici denti di drago, il sistema di fortificazioni – spiega lo storico Renato Lombardi, profondo conoscitore del territorio cervese – a contrasto di un eventuale sbarco alleato sulle coste in aggiramento della Linea Gotica, stile Normandia. Recuperarli e restituirli alla cittadinanza è sicuramente un intervento pregevole per far conoscere e apprezzare un’opera accurata di archeologia militare”. 

Il progetto si propone anche di creare un ulteriore prodotto turistico, una sorta di percorso che colleghi i bunker del territorio. “Questi bunker hanno sicuramente aperto una significativa prospettiva di studio e ricerca sulla città del periodo bellico e post bellico – sottolinea Lombardi – ma anche di valorizzazione sul piano culturale e turistico. A proposito della liberazione di Cervia del 22 ottobre 1944 è opportuno evidenziare le ragioni del valore strategico che la città poteva vantare. Intanto, la dotazione di strutture ricettive, in grado di accogliere comandi, truppe, personale di supporto alle attività belliche ed ospedali militari. Poi, la presenza di quell’imponente rete di fortificazioni e sbarramenti anticarro realizzati dalla Todt nel ’43/’44, e un attivo aeroporto militare ricavato nell’area pinetale dove operavano squadriglie di caccia-bombardieri Mustang della Raf e di forze aeree di Australia e Sud Africa. E per finire, l’apertura per alcuni mesi, dal 10 maggio al 30 novembre 1945, a Tagliata di Cervia di un campo di concentramento per militari tedeschi; e infine la costruzione nel ’45 di un cimitero militare tedesco che aveva dato sepoltura a circa 7.000 caduti”.

Ma l’analisi di Lombardi non si ferma qui. “Grazie alla scoperta da parte dello storico-ricercatore Renato Cortesi nel 2009 sono state anche salvate opere murali del giornalista e caricaturista gallese William John Philpin Jones che operava al seguito dell’VIII Armata Britannica. Se appare evidente il rilievo che le vicende belliche rappresentano per l’offerta turistica, non va dimenticato che il turismo tedesco che caratterizzò il nostro dopoguerra fu influenzato proprio dal soggiorno dei familiari di quei soldati tedeschi che persero la vita in Romagna. Un’opportuna documentazione illustrativa ed iniziative di comunicazione allo studio, potrebbero costituire un valido supporto all’offerta turistica”.

Giuseppe Grilli