La morte di don Ugo Salvatori, parroco di San Rocco, è un lutto profondo non solo per la diocesi ravennate ma per tutta la comunità cittadina, come confermano le tantissime testimonianze di affetto, i ricordi e i messaggi di cordoglio che arrivano da tutti i settori della città.
A cominciare dal sindaco, Michele de Pascale, che parla della perdita per la nostra comunità di “una guida fondamentale, che ha concretamente incarnato tutti i valori della solidarietà”. Il primo cittadino ricorda di don Ugo l’energia travolgente con la quale “hai messo in campo tante di quelle iniziative che è impossibile ricordarle tutte, talvolta addirittura precorrendo i tempi e anticipando i bisogni: la mensa, che ha sfamato generazioni di persone in difficoltà, accompagnata dal servizio ambulatoriale, dalla casa di accoglienza notturna e da quella di accoglienza dei minori; il sostegno alla terza età. E ancora, la scuola per gli stranieri. Senza dimenticare l’impegno per i giovani, a partire dalla presidenza della Fondazione San Vincenzo de’ Paoli. Non ti dimenticheranno la tua Roncalceci, dove sei nato, le parrocchie che hai guidato, in primis quella di San Rocco. Non ti dimenticheranno tutta Ravenna e tutti coloro ai quali hai fatto del bene. Ciao Don, oggi ci sembra incolmabile il vuoto che lasci, ma in fondo al nostro cuore sentiamo che la nostra comunità, che tu amavi tanto, saprà portare avanti il tuo testimone”.

L’ex senatore Aldo Preda, personalità di spicco del mondo politico e carrolico ravennate, inizia il suo ricordo di don Ugo citando un aneddoto: “Ero presente il 24 giugno 1967 all’inizio del cammino da prete di don Ugo e quando il Vescovo Baldassarri gli disse, nell’omelia, che il prete deve essere segno per tutti, don Ugo assentì non solo con la parola, ma soprattutto con un grande sorriso e si chiese cosa fare per essere ascoltato dalla gente. Oggi non solo il Borgo S. Rocco, ma l’intera comunità ravennate, ricorda commossa Don Ugo che è stato in questi anni vicino non solo ai suoi parrocchiani, ma a chi aveva fame, a chi non aveva un tetto, che ha raccolto i bimbi in attesa di affido, i carcerati, gli stranieri, i dimenticati da questa società; ecco la sua  riflessione per essere ascoltato dalla gente, con la talare, con il breviario in mano, con la scommessa sulla provvidenza e sempre in sintonia con il suo Dio. Don Ugo è stato un segno per tutti, perché ha favorito l’incontro tra quei valori, che uniscono gli uomini di tutte le fedi, perché dal suo confessionale e dal suo pulpito ha raccontato la narrazione di un Dio invisibile che tutti accoglie. La sua pastorale è patrimonio non solo della Chiesa di Ravenna, ma dell’intera comunità, che lo ricorderà perché il suo messaggio supera la sua persona e si colloca là in quella scommessa per il bene per l’attuazione del Regno al servizio dei fratelli che è stata quella di don Angelo Lolli e don Morelli. Questa era la Chiesa di Don Ugo – conclude Preda nel suo ricordo – una Chiesa visibile a tutti, nella quale tutti, credenti e non credenti si potevano riconoscere”.

L’amicizia che legava Alvaro Ancisi, capogruppo in consiglio comunale di Lista per Ravenna,, a don Ugo, emerge nitida in questo struggente ricordo, in cui Ancisi evidenzia come “alla sua età” don Ugo fosse “pienamente in salute, nel corpo e nella mente. Salvo un cuore debole in ogni senso, che in questi ultimi anni si è gonfiato e rigonfiato oltre misura di amaro e di lacrime (vere) per gli insulti subiti in virtù di una vita da imprenditore d’assalto della carità cristiana, condotta in prima linea sul rasoio degli incerti e delle batoste. Sempre in divisa da prete, mai in giacca e cravatta, tra i soldati più deboli e indifesi. Esposto ad ogni genere di attacchi. Pochi giorni di sole, tanti temporali e rovesci. Finché stanotte quel cuore gli ha detto che era ora di cambiar vita, basta coi tribunali degli uomini. Gli ultimi degli ultimi, i suoi “affari”, giunti prima di lui al tribunale della vita eterna, sono lì, schiera interminabile, ad applaudire don Ugo (sì, don Ugo, monsignore solo sulla carta) seduto non già tra gli imputati, ma alla destra del Giudice. Caro don Ugo, mio burbero e rude, ma sincero amico del cuore, ora è il mio, in debito di riconoscenza ed affetto, che spreme amarezza e lacrime. Lo solleva la certezza che stai meglio lì, che da lì puoi dirigerci e guidarci in sicurezza, al di là del bene e del male. Con l’abbraccio che Alvaro non ti ha mai dato. E tu prega perché succeda”.

“Le Acli di Ravenna – scrive in un comunicato il presidente dell’associazione cattolica, Antonio Nonni – ricordano con particolare amicizia e affetto che è salito improvvisamente nella Gerusalemme Celeste. La sua testimonianza fa riflettere tutti coloro che credono ma i non credenti o i diversamente credenti. Don ugo era amico delle Acli di Ravenna e in particolare del Patronato”.

Anche dall’imprenditore ed ex consigliere provinciale Gianfranco Spadoni arriva un ricordo di don Ugo, “sacerdote scetto, ironico, dinamico che ha messo al centro della sua vita religiosa il “farsi prossimo” attraverso una miriade di iniziative socioassistenziali a favore delle categorie più deboli, dei meno abbienti, degli ultimi, certo con uno spirito imprenditoriale e pratico e quanto operativo. Spesso ha fornito e risolto problemi concreti di natura assistenziale per colmare vuoti e inadempienze della pubblica amministrazione. Don Ugo, in ogni modo, una risposta era sempre in grado di fornirla in modo adeguato. E se da una parte si poteva affiancare, forse con malignità, al compianto prelato il termine di imprenditore, vi è un risvolto della moneta che indica una figura di vero sacerdote in grado di non tralasciare nessun dettaglio. Liturgie comunitarie solenni, incontri di preghiera, vespri domenicali con rosario e benedizione eucaristica, ore dedicate alla confessione, e tantissime altre funzioni religiose che curava con grande attenzione nei minimi particolari. Sono tanti gli appuntamenti nel suo studio che non negava a nessuno offrendo suggerimenti, aiuti, e consigli di ogni tipo, intercalati da ironia sottile e battute originali e briose piene di affetto. Sarebbe sbagliato e fuorviante giudicare questo nostro sacerdote solo sotto un versante, perché era una figura poliedrica con aspetti tutti degni di considerazione. Ma in fondo tutti i giudizi espressi in terra troveranno una buona sintesi in cielo”.

Antonio Patuelli, presidente della Cassa di Risparmio di Ravenna e dell’Abi, regala un gustoso aneddoto nel ricordare don Ugo. “La scomparsa di Don Ugo colpisce profondamente i sentimenti di chi l’ha conosciuto. Il mio primo incontro con lui fu sui banchi dell’ultimo anno del Liceo Scientifico Oriani a Ravenna: don Ugo era un giovane Sacerdote che insegnava Religione ad alunni che fino ad allora avevano avuto Mons. Mario Mazzotti come vulcanico e coltissimo insegnante. Don Ugo ci apparve fin da allora fornito di grandi sensibilità umane, con forte capacità di dialogo innanzitutto con chi era più lontano dalla Religione. Poi abbiamo potuto apprezzare anche le sue tante fervide iniziative sociali e il partecipare costante alle gioie e soprattutto ai dolori delle famiglie. Per le sue elevate qualità, don Ugo è stato un indimenticabile punto di riferimento per ciascuno, indipendentemente dalle convinzioni. Non lo dimenticheremo”.

Anche il mondo del volontariato ravennate saluta Don Ugo Salvatori. La Consulta del volontariato del Comune di Ravenna e Per gli altri – Centro servizi per il volontariato partecipano al dolore per la sua scomparsa assieme alla comunità Ravennate e alla sua amata Roncalceci”, ricordando don Ugo come una “mente aperta e preziosa che ha anticipato tempi e modalità di intervento a 360 gradi sugli anziani, giovani e fragilità prestando accoglienza e servizi nello spirito della solidarietà e fratellanza”.