Mensa Caritas al Seminario, volontari al lavoro

Ha riaperto il primo agosto la mensa Caritas nel cortile del Seminario (come gli altri anni) alla quale si aggiungono altri due punti di distribuzione per la cena a Santa Teresa e al dormitorio Re dei Girgenti. Per far fronte alla chiusura estiva dei tanti servizi offerti dalla parrocchia di San Rocco, le tre istituzioni (Caritas, Re dei Girgenti e Santa Teresa) si sono messe in rete e coordinate per offrire un pasto caldo (a mezzogiorno, appunto, in Seminario) e pasti take-away per le persone in stato di bisogno, anche di domenica.

Anche qui l’emergenza Covid ha lasciato il segno. Non solo e non tanto nelle norme anti-contagio ormai indispensabili per qualsiasi servizio aperto al pubblico ma anche nell’assenza dei giovani volontari del progetto “Volontari Volentieri”, reclutati attraverso le scuole e quindi quasi assenti quest’anno (per fortuna ci sono invece gli adulti del Masci a dare una mano) e, forse, nella paura del contagio, che ha indotto molti a rimanere a casa o a scegliere, anche per mezzogiorno, la modalità da asporto, spiega Silvia Masotti, la responsabile della mensa: “Abbiamo aperto sabato e certamente qualcun altro verrà, ma al momento ci attestiamo sulle 35 persone al giorno e poco meno della metà viene solo per prendere il suo pasto da portare a casa”.

Come gli altri anni, però, il cortile dei Seminario ad agosto si trasforma in un crocevia di storie e relazioni. Per molti l’unica occasione per scambiare quattro chiacchiere nei giorni vuoti d’agosto quando Ravenna sembra più chiusa del solito e “persa nei suoi pensieri”. Ecco, qui invece, c’è chi ti chiede come va, se il cibo che hai mangiato era buono (perché un po’ conta anche quello), che non fa mancare un dolce o una parola buona a chi ne ha ancora più bisogno del pane.

Qui c’è ad esempio Anna Maria, 48 anni, che vive con l’anziana madre. Ha fatto tanti lavori diversi, ma qualcosa si è “rotto”, come dice lei, nel 2012 con la morte del padre, un punto di riferimento per la sua vita. “Mi è crollato il mondo addosso – racconta – in poco tempo ho perso la macchina, la casa e il lavoro già non ce l’avevo. Ora ho il reddito di cittadinanza ma io voglio rialzarmi, essere indipendente, non solo il reddito di cittadinanza”.

Gli assistenti sociali? “Difficile trovarli“. I famosi navigator che nelle intenzioni del legislatore dovevano aiutare chi percepisce il reddito di cittadinanza a orientarsi nel mondo del lavoro? “Non lo sento da mesi, i colloqui me li sono procurati da sola”. C’è delusione nella voce di Anna Maria ma non disperazione, anche perché “domani – spiega – ho un colloquio a Cesenatico: stanno cercando una persona che faccia le pulizie. Per me è un esame”. E per lei, gli esami non sono mai stati semplici: “Per quanto mi preparassi, facevo sempre scena muta perché mi vergognavo degli altri. Speriamo che domani vada meglio”. La fiammella è accesa, alimentata dal desiderio di riscatto, e riscaldata dalla gentilezza dei volontari della mensa.

Vasily, invece, ha 44 anni, viene dalla Moldavia e dorme in una fabbrica abbandonata. Aveva sentito c’era una sanatoria per chi, come lui, non ha i documenti in regola, avrebbe avuto anche qualcuno interessato ad assumerlo per la stagione. “Ma poi sono stato male, avevo 40 di febbre, come potevo muovermi?”. Non c’entra il Covid, la febbre nasce da un intervento alla bocca: qualcuno gli ha tolto quasi tutti i denti, ormai cariati, ed è finito all’ospedale.

Nella vita Vasily ha fatto il fornaio (“Il profumo del pane fresco ti entra nel sangue”), il carpentiere, il manovale. Ma poi, anche in questa vita, qualcosa “si è rotto”. “Come fai ad incolpare altri quando il problema è soprattutto in te?”, dice più a sè stesso che a chi gliel’aveva chiesto. Racconta di un periodo forse di depressione, certamente di solitudine: “Volevo stare da solo. Sì, ho due sorelle a Ravenna ma loro hanno la loro vita.Dopo un po’ mi sono accorto che era un’auto-fregatura”.

Oggi la speranza per lui non ha orizzonti vasti: un “lavoretto, la salute, qualche occasione”. La vita gli ha insegnato a distinguere tra realtà e sogni. Ma anche, sembra, a girare alla larga dalle compagnie poco raccomandabili. Forse anche per questo viene volentieri alla mensa della Caritas. E quando gli propongono di fare qualcosa per gli altri (“Qual’è il tuo piatto preferito? Mi dici gli ingredienti, e mi spieghi come cucinarlo per gli altri…”) non si tira indietro, anzi, ci mette del suo: “Ma ci sono anche i musulmani qui. Dovremo fare due versioni dell’insalata russa”. A volte si può ripartire anche da qui: da un’insalata russa condivisa.