Da marzo 2020, quando è stato annunciato il primo caso di Coronavirus in Kenya, la vita di molti abitanti delle baraccopoli è diventata ancora più dura perché non possono svolgere i lavori informali sui quali si basa il loro sostentamento. Attraverso la Catholic Agency for Overseas Development (Cafod), la Chiesa, segnala l’Agenzia Fides, ha fornito sostegno a 75 famiglie in tre parrocchie che servono l’ampio insediamento informale di Kibera: San Michele Otiende, Cristo Re e Guadalupe. Le famiglie più bisognose, che hanno disabili o malati terminali, hanno ricevuto per tre mesi consecutivi un paniere contenente olio da cucina, farina, zucchero, fagioli e sapone.
“Quando la pandemia di Coronavirus è iniziata intorno a marzo, le persone non venivano più in chiesa e questo significava che il sostegno che eravamo soliti ottenere dalla comunità parrocchiale non c’era più”, ha spiegato un parrocchiano di Cristo Re, Michael Mungai.
“Per un certo periodo sono stato a casa con mia moglie e due bambini senza cibo. Ringrazio Dio per il sostegno che abbiamo e che Dio vi benedica”, ha detto alla delegazione della Caritas Kenya e della Commissione episcopale Giustizia e Pace che ha visitato la baraccopoli.

Il programma alimentare per i più bisognosi, tuttavia, è giunto al termine, anche se il bisogno di cibo è ancora grande poiché il Covid-19 continua a imperversare nel Paese e nel mondo. A causa di alcune delle misure di contenimento messe in atto per frenare la diffusione del Covid-19, diverse persone hanno perso il lavoro mentre aziende e scuole rimangono chiuse e non è ancora chiaro quando sarà consentito riprendere le operazioni.
Il Ministero della Salute del Kenya ha stimato che tre milioni di kenioti potrebbero essere stati infettati dal coronavirus. Le infezioni confermate da Covid-19 in Kenya ora ammontano a 31.441, da un campione di 407.610 persone sottoposte a controlli. I guariti sono in costante aumento, attestandosi ora a 17.869. Anche i decessi sono aumentati a 516.

G.A.
Fonte: Sir