E’ stato il cemento più famoso di Ravenna, per molti ravennati una vera palestra di formazione, aggregazione e crescita come, in periodi diversi, sono stati l’Oratorio Salesiano e il Torrione e come adesso è il Redentore. Il cortile della parrocchia di San Rocco ha scritto, a suo modo, alcune pagine dello sport cittadino, quello più vero e genuino: pagine di storia di gomiti e ginocchia sbucciate, di sfide all’ultimo respiro ma sempre nei canoni della correttezza e del rispetto, di un rapporto sport e fede indissolubile.
Il regista indiscusso è stato lui, don Ugo, che nella parrocchia in cui è entrato nel 1980 ha accettato che un pallone e una rete potessero tranquillamente essere intercambiabili col Vangelo e con la confessione.
“Ha sostenuto tutte le iniziative del gruppo di ragazzi, degli anni ’57-’60, che aveva cominciato a fare attività sportiva all’interno della parrocchia – racconta Sergio Sintoni, tra i fondatori e primo presidente del San Rocco, squadra di calcio storica e tra le più titolate del Csi Ravenna – ed era il primo a mostrare passione e interesse per ciò che facevamo ma poi ci riprendeva quando sbagliavamo e soprattutto ci richiamava sempre ai nostri doveri di parrocchiani: chiedeva presenza alle Messe e partecipazione alle attività della parrocchia”. E in quel confine sottile tra dovere e piacere, ecco spuntare pian piano una vera polisportiva che oltre al calcio fa germogliare dentro San Rocco pallavolo femminile, basket, tennis e calcio a 5.

Don Ugo ci teneva molto alla presenza di un gruppo sportivo dentro la parrocchia – aggiunge Sintoni – e, quando negli anni fummo costretti giocoforza ad aprirci all’esterno, a coloro che non frequentavano il nostro ambito parrocchiale, lui ebbe comunque piacere perché capì subito che sarebbero nate amicizie e contatti, intensi momenti di aggregazione e di partecipazione anche alle attività ecclesiali. A quell’epoca non c’erano ancora i Grest, così quelle attività sportive che andavano avanti per tutta l’estate diventavano un ottimo momento di accoglienza, intrattenimento e divertimento per i bambini più piccoli, dando modo a noi più grandi di diventare animatori”.

La sezione calcio cresce fino a far diventare da subito il San Rocco una delle squadre più titolate del Csi. Don Ugo ne è il primo tifoso, “sempre pronto ad assistere alle partite, quando poteva, ma anche pronto a spendersi in prima persona per trovare quegli aiuti e quei sostegni che permettessero alla squadra di pagare le spese del campionato Csi. Un giorno ce lo vedemmo arrivare al campo di Mandriole, dove stavamo giocando la finale del campionato, e a un certo punto notammo che si era aggrappato alla rete a fare un tifo sfrenato come un vero ultrà”.
Poi arriverà il calcio a 5 e con esso il famoso torneo interparrocchiale che, nel cuore dei ravennati che hanno giocato, aveva lo stesso valore dei tornei dei bar per gli Amatori. E anche qui la spinta di don Ugo nel far decollare il torneo è preziosa e tempestiva. “Nato per aggregare i ragazzi – ricorda Matteo Manca, attuale responsabile dell’attività sportiva di San Rocco – quel torneo è diventato negli anni sempre più un ‘must’ per gli adolescenti ravennati e nelle edizioni a cavallo fra gli anni ’90 e 2000 si contava la partecipazione di innumerevoli squadre, quasi quaranta nelle edizioni più numerose, con tre partite per sera. Nei dodici anni in cui sono stato l’organizzatore non mi ricordo un’estate in cui don Ugo non fosse presente. Ogni sera passava, anche solo per un saluto, ma più spesso stava a lungo a vedere le partite e a consumare un ghiacciolo. Per lui era un appuntamento fisso, osservava con piacere, faceva gli onori di casa con gli altri sacerdoti delle altre parrocchie, e presenziava alle premiazioni. Quel torneo si è interrotto definitivamente nel 2017 e in trent’anni abbondanti, si è fermato solo in due occasioni in coincidenza con i lavori di restauro della Chiesa”.

E più i ragazzi aumentavano di numero e animavano quel cortile, più c’era la necessità di garantire loro i maggiori agi: così mise a disposizione dei giovani calciatori le docce che erano a supporto della Mensa di fraternità, poi incentivò la pratica della corsa campestre e del cicloturismo, con un gruppo guidato da Paride Giuliani, del basket e del tennis. Trovò definitiva sistemazione alla squadra di calcio, che aveva dovuto girovagare per vari campi sportivi, affidandole il campo di Longana, adiacente alla parrocchia, intitolato a sua sorella Claudia, dove il San Rocco ha giocato fino a pochi anni fa quando è cessata l’attività.

E poi arrivarono le Sanrocchiadi, l’altra grande idea che sbocciò in quel cortile. “Il 16 agosto si festeggia San Rocco, patrono della parrocchia – è ancora Sintoni ad aprire l’album dei ricordi – e 3-4 giorni prima del via del torneo di calcetto che iniziava intorno al 20 di agosto, si organizzava questo momento interno alla nostra parrocchia: 4 squadre miste divise per classe di età, che si sfidavano in 9 discipline. Calcio a 5 volley e tennis si giocavano nel cortile, calcino, biliardo e tennistavolo nei locali del ricreatorio dove ogni squadra schierava due componenti, staffetta podistica attorno alla chiesa, corsa dei sacchi e tiro alla fune. Si sommavano i punteggi delle nove prove e la squadra che aveva più punti vinceva vinto le Sanrocchiadi. Don Ugo accendeva la fiaccola per dare il via alla manifestazione che lui appoggiò in pieno perché capii subito che era un modo sano, bello e formativo per celebrare il patrono della parrocchia. E che gioia nel suo volto nel vedere il coinvolgimento totale dei parrocchiani”.