Don Ugo Salvatori

Ho conosciuto Don Ugo sui banchi di scuola del Liceo Ginnasio “Dante Alighieri”; eravamo compagni di classe, poi lui proseguì gli studi in Seminario per seguire la sua vocazione cristiana. Ci rivedemmo diversi anni dopo, lui giovane sacerdote ed io appena laureato architetto, al cinema Roma di via Nino Bixio, in occasione dell’incontro da lui organizzato per far conoscere l’Abbé Pierre, il francescano francese, eroe della Resistenza, che si occupava dei poveri e degli emarginati fin dal primo dopoguerra. Ricordo con emozione quell’incontro e subito mi resi conto di chi era Don Ugo, non un semplice sacerdote ma un uomo tutto dedicato agli altri, bisognosi e indigenti.

Divenne, la nostra, più di un’amicizia, un vero e proprio rapporto fraterno pieno di condivisione dei problemi e delle rispettive opinioni. Mi propose di restaurare la Pieve di Longana, e subito dopo di redigere il progetto, lui parroco in quel tempo a Ponte Nuovo, della nuova chiesa di San Severo. Fu un’esperienza indimenticabile che accentuò il nostro rapporto personale. Volle poi celebrare il mio matrimonio, da parroco di San Vitale, e fu sempre vicino alla mia famiglia in tutti i momenti più difficili: la morte della nostra piccola Silvia e, successivamente negli anni, la grave infermità che colpì mia moglie.

Don Ugo aveva soltanto un difetto: non si occupava di sé, dedicandosi sempre con generosità in favore degli altri. Ne sanno qualcosa i suoi parrocchiani a San Rocco ed i suoi studenti di tutti questi anni.

Ci ricorderemo in tanti di chi è stato e di quello che ha rappresentato questo grande parroco. La Fondazione San Rocco per anziani, malati e dimenticati ne è l’esempio più importante.
Grazie Don Ugo.

Sergio Bianchini