Un momento della veglia di preghiera

Ieri sera si è svolta una veglia di preghiera per don Ugo, organizzata dal gruppo famiglie. E’ stato un momento molto intenso, di grande raccoglimento, di profonda partecipazione e commozione. Un momento che ha permesso non soltanto di stare vicini al sacerdote morto nella notte tra venerdì e sabato, ma anche di far andare i ricordi, di far riaffiorare dalla memoria alcuni dei tanti momenti vissuti insieme a don Ugo nei suoi 40 anni di servizio alla parrocchia di San Rocco e alla comunità ravennate.
Come ha fatto, ad esempio, Ivan: “Il mio primo incontro con don Ugo fu a Casalborsetti una sera di autunno del 1980, andai alla prima uscita organizzata dal nuovo parrocco per i ragazzi. Loro in pullman, io in auto da solo. Alle 22.30 ci salutammo: dovevo rientrare in caserma in Friuli. Ricordo ancora il suo abbraccio e lui la mia partenza. Da allora non ci siamo più lasciati. Don Ugo si ricordava di te, sempre. Userò l’esempio dei campi scuola in montagna. Quelle montagne che ha sempre amato, ma molto di più i suoi ragazzi. Ai primi campi scuola avanzava davanti a tutti, dando il passo. Un passo lento ma costante, senza fermate, con i calzoni corti alla zuava, in camicia con le maniche un po’ arrotolate e un grande zaino. Ci ha insegnato che nella comunità si cammina assieme, aspettando chi è in difficoltà e portando ognuno il proprio zaino. Ma il suo zaino è sempre stato il più pesante! Ad ognuno di noi i questi anni don Ugo ha tolto dei pesi e li ha messi nel suo zaino. Era un romagnolaccio fin troppo caparbio a volte, ma un vero parroco innamorato della sua gente, tutta, che non cambierei con nessuno altro”.

Massimo Mariotti deve a don Ugo il cambiamento della sua vita spirituale. Massimo ricorda quella metà di luglio del 2008, quando parlando con don Ugo, gli accennò l’imminente partenza per “un breve pellegrinaggio a Medjugorie. Lui mi disse: ‘ Massimo, ora tu vai a Medjugorie, fai quello che devi fare, dì una preghiera anche per me, poi quando torni vieni da me perchè devo chiederti una cosa'”. La proposta che don Ugo fece a Massimo fu quella di fare catechismo. “Mi è caduto il mondo addosso – rivela Massimo -. La mia paura era fondata e gli risposi: ‘Ma don io non saprei da dove iniziare’. Non me la sento però ne parlerò con mia moglie e le darò una risposta. Parlai con mia moglie e mi disse che era giusto provare. Così tornammo da don Ugo e gli dissi che avremmo provato. Gli domandammo che cosa dovessimo fare e lui ci rispose che per fare catechismo dovevamo semplicemente comportarci da famiglia quale eravamo. ‘Dovete solo trasmettere l’amore della famiglia ai bambini‘, ci disse. Da quel momento sono trascorsi 12 bellissimi anni e nel frattempo è stata coinvolta anche nostra figlia. Abbiamo vissuto una magnifica esperienza insieme ai bambini e alle loro famiglie grazie a don Ugo. Ti voglio bene”.

Intanto per questa sera alle 21, il coro di San Rocco ha organizzato un’altra veglia di preghiera.