Emilio Vedova (1943) Moltiplicazione dei pani e dei pesci
Emilio Vedova (1943) Moltiplicazione dei pani e dei pesci (particolare). Olio su tela Firenze, Museo Novecento

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 14, 13-21)

In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero:“Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare”.
Ma Gesù disse loro: “Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare”.
Gli risposero: “Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!”.
Ed egli disse: “Portatemeli qui”. E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Il commento al Vangelo di don Andrea Bonazzi

La notizia della morte di Giovanni il Battista suggerisce a Gesù di ritirarsi in disparte, in un luogo deserto: desidera riflettere nella calma per capire quanto la volontà del Padre esige da Lui. Ma il programma salta a causa della folla che lo segue: “Gesù vide una grande folla” e “sentì compassione per loro”. Tale verbo significa “sentirsi fremere e sconvolgere le viscere”. Esprime quindi una reale partecipazione e coinvolgimento, una “compassione attiva” che spinge Gesù a guarire i malati e poi a saziare la folla affamata.

Nella concatenazione dinamica di questi tre momenti – sguardo, compassione, intervento concreto – Gesù si rivela come il Messia misericordioso che si lascia catturare e calamitare da ogni forma di sofferenza che incontra. In tal modo rivela anche il vero volto di Dio quale “Padre misericordioso”, che si prende a cuore ogni forma di miseria. Tale sequenza di tre momenti Gesù non la esaurisce in se stesso, vuole che sia partecipata anche dai suoi discepoli e quindi oggi da ciascuno di noi. Gesù vuole trasmetterci il suo “sguardo di compassione” coinvolgendoci: “Date loro voi stessi da mangiare”.

Come i discepoli, noi faremmo notare la sproporzione tra l’insufficienza, la scarsità dei mezzi a nostra disposizione e le necessità smisurate a cui occorre fare fronte: “Non abbiamo che cinque pani e due pesci”. Non possiamo farci nulla. Quindi suggeriamo che la gente “si arrangi”. Ma la parola “impossibile” non esiste nel vocabolario di Gesù.
Il suo comando è perentorio e non dà adito a scappatoie: “Date loro voi stessi da mangiare”. Gesù non opera magicamente, ma ha bisogno che qualcuno rischi di saltare il pranzo perché decide di condividerlo. Un gesto che dà il via libera a Gesù: quel “poco” condiviso gli consente di sfamare una moltitudine. Il pane spezzato e condiviso non si esaurisce, ma in mano a Gesù si moltiplica, saziando un numero sterminato di persone.

Egli, però, compiendo questo miracolo non intende soltanto sfamare la folla, ma anche e soprattutto vuole creare e consolidare la comunione: è il “significato ecclesiale” del miracolo. Gesù non vuole che la gente si disperda, ma vuole mantenerla unita. Subito dopo, col miracolo dei pani mostrerà di essere il pastore di questo gregge. Il pastore vero che raccoglie nell’unità una folla dispersa, le prepara un banchetto, la riunisce intorno a sé trasformandola in una grande comunità conviviale, dove tutti, senza discriminazioni e differenze sociali, godono la libertà di stare insieme, di far festa, di vivere nella comunione con Dio e tra di loro.

Infine il racconto ha anche un chiaro “significato eucaristico”: la successione dei gesti che Gesù compie (“prese i cinque pani…pronunziò la benedizione…spezzò i pani e li diede ai discepoli”) è infatti la stessa che ritroviamo nell’ultima cena. Anche oggi Gesù ci nutre e ci sostiene nel cammino con la sua Parola e l’Eucaristia. Anche oggi Gesù chiede a noi che quel “poco” che abbiamo e che siamo (vita, tempo, qualità, beni, sofferenze) lo mettiamo a sua disposizione perché Egli possa operare il miracolo della comunione e della festa.