“È un caos. Il Libano è nel caos”. È la prima reazione a caldo di padre Michel Abboud, presidente di Caritas Libano, subito dopo una enorme esplosione, “forse due”, nella zona del porto di Beirut. “I morti sono tanti, da quel che sappiamo fino ad ora sarebbero almeno 11, ma il bilancio potrebbe crescere perché ci sono tantissimi feriti, gli ospedali sono al collasso”, dice al Sir il religioso. Tra loro anche due militari italiani del nostro contingente in Libano. “Sul posto stanno arrivando le ambulanze. È una tragedia impressionante. Non sappiamo cosa è successo: le voci sono discordanti. C’è chi parla di una esplosione in un deposito di fuochi di artificio, chi invece in un deposito di missili di Hezbollah, la milizia sciita filo-iraniana e chi paventa un attacco israeliano. Non c’è nessuna verità. Non c’è nessuna conferma. In questo momento è in corso la riunione del Consiglio libanese per la sicurezza. Vedremo cosa accadrà”.

Voci che si accavallano a poche ore dal verdetto che dovrebbe essere emesso oggi da un tribunale delle Nazioni Unite in merito all’autobomba che nel 2005 assassinò il primo ministro Rafik Hariri. I quattro indagati appartengono tutti al gruppo di Hezbollah, che ha sempre negato ogni coinvolgimento. “Le deflagrazioni – aggiunge padre Abboud – hanno danneggiato tantissimi edifici tra i quali anche la sede di Caritas Libano. Fortunatamente non registriamo feriti o vittime tra i nostri addetti”.
Il presidente libanese Aoun ha proclamato per oggi una giornata di lutto nazionale.

D.R.
Fonte: Sir