parco eolico

“Il progetto del parco eolico a Ravenna? Se ragioniamo nell’ottica che è un progetto che permette di produrre e sfruttare un’energia rinnovabile, ben venga“. Ad affermarlo è Claudio Miccoli, geologo, responsabile del servizio Area Reno e Po di Volano per la Regione Emilia-Romagna. Nei giorni scorsi l’assessore Andrea Corsini ha promosso il progetto dell’hub energetico delle rinnovabili che porterebbe alla creazione, a 15 km dalle coste di Ravenna, di un parco eolico costituito da 56 turbine poggiate su fondazioni fisse. La potenza totale installata sarà pari a 450 mw.

“Ci sono alcune considerazioni complessive da fare – aggiunge Miccoli – quando parliamo di questo progetto. Intanto, le pale eoliche permettono un recupero importante di energia, che in molti casi viene immessa nella rete, e dal punto di vista dell’impatto economico ha sicuramente delle ricadute sul territorio perchè se il progetto avrà una realizzazione ravennate, e non sarà tutto portato da fuori, potrebbe produrre vantaggi economici e occupazionali. Dall’altro lato, però, pongono un problema vero: quello dell’impatto visivo e ambientale“.

Miccoli entra nella spiegazione tecnica: “Rispetto ai parchi eolici sulla terraferma – spiega – per quelli in mare ci sono problemi statici, impatti con le mareggiate, anche se abbiamo esempi nel mare del Nord che garantiscono abbastanza da questo punto di vista. Poi, determinando questioni di impatto ambientale, in molti casi la realizzazione di queste opere, pur producendo energia rinnovabile, è oggetto di contestazioni molto frequenti: penso ai comitati contro che sorgono, ad esempio, anche in montagna per l’idroelettrico. Paradossalmente nessuno ha protestato per la realizzazione di alcuni giganteschi impianti di pannelli solari sui campi, ad evidente altissimo impatto ambientale, che avrebbero dovuto essere anticipati dal “riempimento” dei tetti civili e artigianali ed industriali che già impegnavano il territorio. Ma non c’è dubbio che tutto ciò che consente la produzione di energia pulita vada incentivato. Ad esempio io sono sempre stato sfacciatamente a favore dell’operazione che avevano previsto le trivellazioni al largo, le nostre aziende potevano farlo direttamente, senza andare adesso a comperare i diritti di perforazione dalla Croazia, come se l’eventuale impatto così si sia modificato d’incanto. L’innesco vero della subsidenza da noi è stata l’estrazione di acqua dagli acquiferi pressurizzati e non quella di gas”.