La distribuzione delle sportine a Santa Teresa

Il pane viene donato ogni giorno dai forni della città; frutta e verdura da produttori locali e agli affettati e ogni altro genere alimentare pensano grandi aziende che conoscono l’Opera (che a sua volta copre le spese per contenitori, bicchieri e stoviglie di plastica). È una vera e propria rete di solidarietà quella che assicura una cena, ogni sera, alle persone in stato di bisogno a Santa Teresa. Una “rete” che fa rete con la Caritas, da un lato, che ogni giorno offre un pasto caldo a mezzogiorno e con il dormitorio Re dei Girgenti che da qualche anno alla sera fa lo stesso servizio dell’Opera fondata da don Angelo Lolli. Santa Teresa, a sua volta, assicura anche un pasto caldo anche la domenica a pranzo. Una “triangolazione della solidarietà”, la si potrebbe chiamare, che serve a sostituire i tanti servizi caritativi della parrocchia di San Rocco ad agosto, quando i volontari sono in ferie.

“E’ un servizio che è nato da tanti anni – spiega un volontario dell’Unitalsi, impegnato ogni giorno nella distribuzione del ricco cestino che contiene panini, frutta e verdura –, prima lo coordinavano le suore dell’Opera, poi siamo subentrati noi ma anche loro ci danno una mano”. Una decina i volontari coordinati da Marina Boggio e Marisa Rosetti per un servizio che inizia presto al mattino con il taglio e la pulitura di frutta e verdura e prosegue poi nel pomeriggio con il confezionamento.

Quest’estate è stato necessario apportare modifiche alle normali procedure di distribuzione per le norme anti-Covid: si distribuisce all’esterno della struttura, posizionando un tavolo sulla porta d’ingresso e le persone che arrivano, se vogliono, possono fermarsi sotto il gazebo nel giardino della struttura, soprattutto quando piove.

“Quest’anno abbiamo visto persone nuove, ma soprattutto abbiamo notato un calo di persone. Se fino all’anno scorso preparavamo 60, 70 o anche 80 pasti, quest’anno viaggiamo tra i 50 e i 60”. Che significa oltre 100 panini e quasi 200 fette di prosciutto da affettare al giorno. Non male per un gruppo di volontari.

E quel che non si usa viene donato di nuovo, ai monasteri di clausura della città. “Carità e Provvidenza, come ai tempi di don Lolli – conclude il volontario –. Scherzando, quando andiamo a portare il cibo rimasto ci annunciamo come i ‘segretari della Provvidenza’”. E non è tanto lontano dal vero.