Convince, non convince. C’è chi voleva nomi d’effetto e chi dice che ci siam fatti “soffiare” la mostra dai vicini di Forlì (ma anche qui arriveranno le opere degli Uffizi, hanno annunciato dal Comune). Chi voleva Benigni e chi un grande cantiere di opere pubbliche, chi voleva valorizzare il centro e chi denuncia il mancato coinvolgimento del consiglio. Se n’è discusso molto nelle scorse settimane dopo la presentazione ufficiale del programma.

Al di là delle polemiche, oggi parte ufficialmente il Settimo centenario della morte di Dante: da Ravenna, con il presidente della Repubblica Mattarella. E vale la pena, all’inizio di quest’avventura, ragionare sul suo senso.

A cosa serve celebrare Dante? Oggi, a 700 anni dalla morte? A rilanciare il suo messaggio all’uomo di oggi. E cosa ci dice Dante con la sua opera più importante? Che la vita è un viaggio, con una direzione precisa: il Paradiso. “Che dall’Inferno si può uscire”, come ha efficacemente sintetizzato Marco Martinelli alla presentazione del programma. Un messaggio di speranza, ancor più illuminante in questo tempo di pandemia e disorientamento.

Come ci spiegherà il Cardinal Josè Tolentino Mendonca, protagonista dell’Annuale e del Transitus, il prossimo 13 settembre. Allora, facciamo tutti gli eventi che vogliamo, ma non perdiamo la bussola. Seguiamo Dante nel suo viaggio verso Dio: questo racconta la Divina Commedia. Se anche una sola delle iniziative che faremo per il Centenario servirà a ricordarcelo, sarà un Centenario ben speso