Don Alberto Camprini
Don Alberto Camprini

“Seminare nella vita degli altri”: altri l’hanno fatto nella sua e, anche per questo lui cerca di farlo, da trent’anni, nella vita degli altri. È il cuore della vocazione al sacerdozio per don Alberto Camprini che festeggerà il 30esimo, il 15 settembre a La Malva, con i suoi parrocchiani, con una celebrazione in serata. Anche oggi, dopo 30 anni, il giorno della sua ordinazione lo ricorda come “il più bello: ho avuto la percezione chiara di un prima e di un dopo e di tutta la Grazia, la forza e l’energia che mi sono state donate in quel momento”. Certo, momenti di fatica, prova, passaggi duri ce ne sono stati, ma l’energia per andare avanti non è mai mancata.

È un’esperienza variegata di ministero quella vissuta da don Alberto Camprini da quel momento in poi: tre anni di monastero, poi 9 da cappellano a Mezzano, 5 da parroco a San Zaccaria, anche di più a Cannuzzo, poi la direzione di Santa Teresa e infine la parrocchia di Malva, dove si trova da poco più di un anno. Il germe della vocazione, ricorda, l’ha scoperto grazie al Cardinal Ersilio Tonini: “Avevo poco più che 14 anni e una sua domanda durante uno degli incontri con noi ragazzi mi ha scosso: ‘Ma non ti rendi conto che tu hai un cuore da prete?‘ Un cuore da prete…ho capito dopo cosa voleva dire: quella dedizione, il vivere per la gioia e avere carismi e doni per seminare nella vita degli altri. Questo mi ha fatto scegliere, questo è per me il sacerdozio”.

E di frutti ne ha visto già parecchi: ragazzi battezzati che tornano per sposarsi, vite piene, persone che fanno scelte coraggiose e belle, anche grazie a un confronto. “Ho una profonda gratitudine per la formazione che ho avuto da Tonini, per me quel che ci ha insegnato è un punto di riferimento anche oggi, assieme a una frase di padre Mosè, allora responsabile della formazione in Seminario: ‘il prete non deve fare tutto ma fare sintesi di tutti i carismi’”.

Certo, fare il sacerdote oggi è un altro “paio di maniche”: “I ragazzi sono diversi, anche se la sete è sempre quella, occorre parlar loro in modo diverso. Molte più persone hanno un disagio, psicologico o psicofisico: c’è molto più bisogno di ascolto: al sacerdote viene chiesto questo. Di contro, il tempo è accelerato, si fanno molte più cose di un tempo”. C’è un insegnamento, però, che arriva sempre dal cardinal Tonini, che don Alberto non vuole e non può dimenticare (e sul quale fonda il suo ministero): “La centralità della Messa e della preghiera. Se dovessi consigliare qualcosa a un giovane che sta per entrare in Seminario direi questo: dare importanza alla vita spirituale, ricavare spazi e tempi di ritorno e di pellegrinaggio”.

Spazi di ricchezza, preziosissimi anche nel tempo del lockdown: “Per me è stato un lungo e profondissimo ritiro spirituale e ritorno a Dio, fatto di preghiera e silenzio, con grande spiritualità: così ho cercato di farlo vivere ai miei parrocchiani”.Ma Tonini gli ha insegnato un’altra cosa fondamentale: “Non risparmiarsi per le persone che ci sono state affidate. Prima dell’ordinazione ci chiese di pregare per le persone che il Signore ci avrebbe fatto incontrare sulla nostra strada: l’ho sempre fatto, è una cosa che mi ha colpito molto”.