Don Mario Di Massimo
Don Mario Di Massimo

“La mia vocazione è maturata… durante il servizio militare – racconta don Mario Di Massimo, che il 15 settembre assieme a don Silvio Ferrante e don Alberto Camprini festeggerà il 30esimo di ordinazione –. Fu il mio direttore spirituale a farmi capire che il Signore mi chiamava al sacerdozio. E la scelta di Ravenna fu consequenziale”. Don Di Massimo è originario di Pescara e rivela un aneddoto legato alla sua chiamata. “Scelsi Ravenna nonostante la mia reazione dopo la prima gita in città da studente: ‘Non mi è piaciuta, non ci verrò mai più’”.

E, invece, è cominciato il cammino che lo ha condotto prima alla candidatura (espressa alla Darsena davanti a Giovanni Paolo II, durante la sua Visita pastorale nel maggio 1986) e poi agli studi in seminario a Ravenna e a Bologna, fino all’ordinazione:
“Di quel giorno ricordo il volto radioso dei miei genitori – continua don Di Massimo – così come ricordo bene le tappe di questi trent’anni. I primi cinque come vice parroco a San Rocco, comunità dove ho fatto molte esperienze pastorali. Poi gli anni da parroco a Castiglione di Cervia, ma reggevo anche Pisignano. Lì ho ristrutturato canonica e opere parrocchiali e, con l’aiuto dei laici, ho fatto ripartire la comunità che era un po’ in crisi. Importanti anche i 13 anni da priore a Sant’Alberto, con la ristrutturazione della chiesa, il legame con la scuola materna e la casa di riposo e le celebrazioni per il millenario dei monaci romualdini che partirono dall’eremo di Sant’Alberto per evangelizzare l’Est europeo. Per 5 anni ho retto anche Sant’ Antonio e Mandriole.

Da 7 anni sono parroco a San Pier Damiano, una comunità ‘di frontiera’ dove, come dice il Papa, si respira ‘l’odore delle pecore’ con una grande diversità di etnie”.La ricchezza umana e spirituale di questi trent’anni don Mario la riassume in poche parole: “Ho respirato e vissuto l’ecclesialità, cioè la comunione con il vescovo e con tutte le realtà ecclesiali e la partecipazione piena al fine apostolico della Chiesa. Come sacerdote ho cercato di essere dispensatore dei misteri di Dio e testimone di speranza nella società”.