Per il referendum costituzionale non è previsto il quorum

Sono oltre 51 milioni e mezzo gli elettori chiamati alle urne domenica 20 e lunedì 21 settembre per la prima tornata di voto dell’era Covid. L’intero corpo elettorale dovrà esprimersi sulla legge costituzionale che taglia il numero dei parlamentari. Più di 18 milioni e mezzo di elettori voteranno anche per i vertici di sei Regioni a statuto ordinario (Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana e Veneto) e di una a statuto speciale (Valle d’Aosta), e oltre 5 milioni e 700 mila per i sindaci e i consigli di quasi mille Comuni. Il numero dei Comuni aumenta se si considerano anche quelli di alcune Regioni a statuto speciale (Sicilia e Sardegna) i cui sindaci saranno scelti rispettivamente il 4 e 5 ottobre e il 25 e 26 ottobre. Diciotto dei Comuni al voto sono capoluogo di Provincia (comprese le due Province autonome di Trento e Bolzano) e tre di Regione (Aosta, Trento e Venezia). Superano i 100 mila abitanti Bolzano, Giugliano in Campania, Reggio Calabria, Trento e Venezia. Si voterà anche per eleggere due senatori in altrettanti collegi rimasti sguarniti in Sardegna e Veneto: l’uninominale 03-Sassari e l’uninominale 09-Villafranca di Verona.

Per quanto riguarda il referendum costituzionale, c’è da ricordare che, a differenza del referendum abrogativo di leggi ordinarie, non è previsto un quorum per la validità della consultazione e questo rende ancor più importante la partecipazione al voto, perché con un’affluenza molto scarsa l’esito potrebbe essere determinato anche da una piccola minoranza di elettori. Ulteriore e ancora più sostanziale differenza rispetto al referendum abrogativo (in cui si vota Sì per abrogare, appunto, la legge e No per conservarla), nel referendum costituzionale l’opzione è diretta: chi vuole confermare la legge approvata dal Parlamento deve votare Sì, chi vuole bocciarla deve votare No.

Nelle Regioni i sistemi elettorali non sono identici e presentano in qualche caso differenze anche molto rilevanti. In Valle d’Aosta si vota esclusivamente per rinnovare il consiglio regionale, che poi provvede a eleggere il presidente, mentre nelle sei Regioni a statuto ordinario il presidente è eletto direttamente nelle urne. In cinque di queste ultime è previsto un unico turno di votazione: viene eletto presidente il candidato che riceve più voti, con qualsiasi percentuale. Solo in Toscana c’è la possibilità di un secondo turno: se nessuno dei candidati presidente raggiunge il 40 per cento, i due più votati vanno al ballottaggio due settimane dopo. Altro elemento rilevante è il cosiddetto voto disgiunto, vale a dire la possibilità dell’elettore di votare per una lista e allo stesso tempo per un candidato presidente diverso da quello sostenuto da quella lista. In questa tornata, tra le sei Regioni in cui vige l’elezione diretta, soltanto le Marche non ammettono questa opzione. Da notare, infine, l’obbligo di rispettare la parità di genere nel caso in cui si esprimano due preferenze per i consiglieri regionali.

Nei Comuni si vota nel modo consueto: oltre i 15 mila abitanti (tra cui Imola e Faenza, ndr.) è previsto il ballottaggio se nessuno dei candidati alla carica di sindaco ottiene al primo turno la maggioranza assoluta, mentre nei centri più piccoli il turno è unico e viene eletto sindaco il candidato che prende più voti.

Per consentire agli elettori di partecipare al voto in sicurezza e per tutelare gli operatori coinvolti nei diversi ruoli, i protocolli adottati dal ministero dell’Interno e da quello della Salute sono imperniati su criteri che ormai dovrebbero essere familiari a tutti gli italiani: distanziamento, mascherine e sanificazione delle mani e degli ambienti (predisposti 315 mila litri di gel igienizzante). I seggi saranno allestiti in modo da assicurare la distanza raccomandata tra le persone ed evitare assembramenti nei momenti di attesa, in particolare distinguendo i percorsi di entrata e di uscita. I locali saranno arieggiati e sanificati costantemente. Di rigore la mascherina, che dovrà essere tolta solo per il tempo strettamente necessario al riconoscimento, restando a due metri dai componenti del seggio. Importante la ripetuta sanificazione delle mani, sia all’ingresso, sia subito prima e subito dopo le operazioni di voto. Naturalmente bisogna evitare di uscire di casa e di recarsi al seggio in caso di sintomatologia respiratoria e di temperatura superiore ai 37,5°. Occorre non essere stati in quarantena o in isolamento domiciliare negli ultimi 14 giorni e per lo stesso tempo non essere stati in contatto con persone positive.

In conseguenza del Covid è stata ampliata la possibilità di votare negli ospedali e nelle strutture sanitarie e così pure è stato potenziato il ricorso ai seggi volanti per consentire il voto domiciliare a chi non può lasciare la propria abitazione. Operatori della protezione civile saranno impegnati fuori dagli edifici che ospitano le sezioni elettorali per assistere e informare gli elettori, con particolare riguardo alle persone anziane.

Stefano De Martis
Fonte: Sir