L'offerta dell'olio alla Tomba di Dante con il Cardinal Josè Tolentino de Mendonca

Dante, maestro di fede e di umanità, capace di dire la verità in poesia. Ecco come dobbiamo celebrare il Sommo Poeta secondo il Cardinal Josè Tolentino de Mendonca, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa, che questa mattina nella Basilica di San Francesco ha celebrato la Messa di Dante. Il consiglio, all’inizio di questo centenario, è allora quello di “prenderlo sul serio”, potremmo dire (citando le parole dello studioso Lino Pertile): “Ascoltarlo – ha detto Tolentino de Mendonca –, portandolo all’attualità delle nostre vite”.

Il Cardinal Josè Tolentino de Mendonca all’omelia della Messa di questa mattina

Memoria e dimenticanza, leggi anche “perdono”, sono state i fili “esistenziali” conduttori dell’omelia del Cardinale. Il brano del Vangelo di oggi parlava di un debitore che, graziato dal Re di una cifra sproporzionata, “dimentica” la grazia appena ricevuta e non fa altrettanto con un suo servo che gli doveva una cifra infinitamente inferiore.

La Messa per Dante

Di cosa stiamo parlando? Il cardinale ha spiegato così la “posta in gioco”: “Noi siamo ciò che ricordiamo e ciò che dimentichiamo, chi ricordiamo e chi dimentichiamo, il bene e il male che ci sforziamo di mantenere vivo o di cancellare. Nella memoria e nella dimenticanza si gioca così l’impatto del Regno in noi, si attiva o blocca la circolazione della Grazia, si concretizza o no l’esperienza del perdono e della pace”. 

La dimenticanza,  in letteratura e nella storia è quella che ha avuto meno “fortuna”. Dante mette all’Inferno diversi personaggi che hanno passato la vita a tentare di “farsi ricordare”, “mossa maldestra per ottenere una ‘risurrezione fai da te’, un vano tentativo di vincere la morte – osserva Tolentino de Mendonca –. D’altro canto, se è vero che la dimenticanza è la radice dell’infedeltà, dell’ingratitudine e della superficialità, essa è pure lo spunto iniziale del perdono”.

In realtà, memoria e dimenticanza “concorrono entrambe al bene degli uomini e delle donne. Separandole, diventano dannose e fanno ammalare l’anima. Perciò, con genuino colpo di genio, Dante colloca al compimento del proprio cammino di conversione, sulla vetta del Purgatorio, sia il fiume Lete che porta le acque della dimenticanza, sia l’Eunoè, il torrente della memoria”

Anche nel Vangelo di domenica è l’intreccio tra memoria e oblio a muovere la storia, osserva il Cardinale: “Il re dimentica il debito del primo servo e così lo perdona. Il servo dimentica immediatamente che la propria insolvenza è stata scordata, ma non intende obliare il debito del collega”. “Tenute insieme, memoria e dimenticanza sono le condizioni di legami giusti ed effettivamente evangelici; divise divengono mortificanti e inutili, come passioni tristi”. Di qui le domande personali dirette a ciascuno di noi: “Qual è il portamento della mia memoria? Come ricordo? E cosa ricordo? Qual è l’andatura della mia dimenticanza? Mi è facile o difficile cancellare la memoria di debiti e offese?” 

Anche il Sommo Poeta le concepisce così nella Commedia, da uomo e credente, da poeta e profeta quale è, conclude il Cardinal Tolentino de Mendonca: “La penna dell’Alighieri favorisce l’amicizia di memoria e oblio; anche per questa ragione il suo gesto è pienamente poetico e squisitamente evangelico.

Anche per questo, Dante è poeta e profeta, capace di parlare al nostro presente storico. È un necessario maestro della parola umana e della parola di Dio, di cristianesimo e di umanità. Che questo centenario che stiamo incominciando ci permetta di ascoltarlo, portandolo all’attualità delle nostre vite”.