Jan Luyken (XVII-XVIII secolo) La parabola del servo ingrato. Acquaforte
Jan Luyken (XVII-XVIII secolo) La parabola del servo ingrato. Acquaforte

XXIV domenica del tempo ordinario
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 18, 21-35)

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: “Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?”. E Gesù gli rispose: “Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poichè costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito.

Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: ‘Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa’. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: ‘Restituisci quello che devi!’. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: ‘Abbi pazienza con me e ti restituirò’. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto.

Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: ‘Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?’. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello”.

Il commento di Edo Assirelli, diacono permanente

Qual è la misura del mio perdono? La risposta può venire dalla parabola raccontata da Gesù nel Vangelo di questa domenica, che non nega il torto subito ma riconosce che l’essere umano, creato ad immagine di Dio, è sempre più grande del male che commette. A Pietro sembra già il massimo perdonare sette volte a una stessa persona, ma Gesù risponde: “Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette”, vale a dire sempre: tu devi perdonare sempre. Dio è così: misericordioso. La misericordia non è semplicemente un attributo divino, ma è il modo d’essere di Dio, è la sua identità più profonda. Il perdono è forse l’espressione più alta di libertà. Perdonare è come liberare un prigioniero, scoprendo che quel prigioniero eri tu.


Quando uno perdona si libera dentro, sperimenta la beatitudine. Il perdono è una bellissima grazia, innanzi tutto per chi perdona. Perdonare richiede fatica, a volte ci vogliono degli anni per perdonare. E non è mai uno slancio d’affetto, ma una scelta, un eroico gesto di volontà. Il perdono augura all’altro di cambiare, di capire lo sbaglio che è stato fatto. Riusciamo a dare un perdono così solo con l’amore con cui Dio riempie il nostro cuore e che vogliamo invocare.


Spesso il rapporto con il Signore, il rapporto con Gesù, viene paragonato al rapporto d’amore che lega un uomo e una donna, che lega due sposi. Chiunque sia sposato sa quanto l’esperienza del perdono sia un’esperienza difficile e nello stesso tempo un’esperienza indispensabile perché l’amore resista nel tempo. Perdonare è “saper disinnescare”, saper fare qualche passo indietro.
Il perdono quotidiano è un po’ questo: lasciare che i gesti, le parole che gli altri hanno nei nostri confronti e che a volte ci fanno arrabbiare o ci feriscono, non diventino delle pietre, che poi nessuno riesce più a spostare.


Il perdono è un atto di amore. È difficile perdonare, ma lo posso fare perché ho sperimentato nella mia vita quanto sia liberante essere perdonati, quanto sia bello essere amati di un amore che non tiene conto dei miei limiti, delle mie piccole cattiverie, delle mie fragilità, di quello che è il peccato, frutto del lavoro, che tutti giorni, il grande nemico, il Diavolo fa dentro di me.
È così che il perdono, dato senza condizioni previe, è partecipazione alla creatività di Dio.


Perdonare, allora, non è solo superare il gesto sbagliato, non è solo guarire la ferita del cuore, ma è purificare il desiderio, sanare la fantasia, cambiare le parole, riattivare la comunicazione, tornare a stimarsi, perdere tempo ad ascoltare, ridonare noi stessi. Il perdono ci è concesso, la guarigione deve attraversare i pensieri, gli sguardi, gli affetti, le parole, gli atteggiamenti, le cose, le relazioni, rinsaldare lo spirito, in una parola deve rinnovare il cuore