Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella assieme al sindaco Michele de Pascale alla tomba di Dante restaurata (Ph, Corelli)

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella assorto, in silenzio, di fronte al bassorilievo di Dante che risplende nella nuova illuminazione della sua tomba restaurata. È l’immagine più forte di questo primo atto del Centenario dantesco andato in scena questa sera tra la tomba di Dante e piazza San Francesco. Una cerimonia semplice l’inaugurazione della tomba di Dante dopo il restauro, ma di grande significato: niente nastri da tagliare, solo la luce del marmo, il pensiero al Poeta e la benedizione dell’arcivescovo di Ravenna-Cervia, Lorenzo Ghizzoni.

Il Presidente ha lasciato la parola alla musica dall’ensemble vocale Voces Suaves, della pianista Yulianna Avdeeva e del baritono Luca Micheletti accompagnato al pianoforte da Davide Cavalli ma soprattutto a Dante e ai versi dell’ultimo Canto del Paradiso, letti e interpretati magistralmente da Elio Germano. Ha salutato e ascoltato, si è fermato a chiedere spiegazioni sul quadrarco di Braccioforte, e poi ha assaporato tutto quel che avveniva sul palco.      

È toccato al sindaco, Michele de Pascale, dare una chiave di lettura della serata inaugurale del Centenario, e lo ha fatto con una serie di riferimenti a tutto quel che rappresenta Dante per Ravenna, per l’Italia e per il mondo.

“Siamo tutti consapevoli dell’immenso onore che ci viene offerto nel celebrare il più grande poeta che la cultura occidentale abbia saputo esprimere, il padre della lingua italiana – ha detto subito dopo aver ringraziato il Presidente per la sua presenza –. Dante il poeta, il teologo, lo storico, il filosofo e il politico, ma anche Dante l’uomo, con la sua sofferenza e il suo cammino verso la salvezza, e Dante il simbolo, proiettato fuori dal suo tempo e, spesso piegato, alle esigenze, nobilissime o tragiche, della contemporaneità”. 

Ogni riflessione sulla vita di Dante è ricchissima di interesse ma, su ogni altra chiave di lettura, si staglia il Poeta con la sua Poesia – ha proseguito de Pascale –. ­La poesia di Dante, dopo settecento anni non solo non è minimamente scalfita nel suo fascino e nella sua attualità, ma la sua fama si è diffusa nei secoli in ogni angolo del pianeta, con oltre sessanta traduzioni, che hanno coinvolto poeti e traduttori di fama mondiale, rendendo la Commedia l’opera poetica più amata e conosciuta del mondo”.

Una poesia che non solo tende al bello ma anche al vero, ha sottolineato il sindaco: “L’opera di Dante, e in particolare la Commedia, non si pone esclusivamente una finalità estetica o morale, ma reca in se l’urgenza dell’esperienza concreta affinché anche nell’abisso della fragilità il nostro essere pellegrini sia un cammino di salvezza”.

Significativo il riferimento a Gino Gatta, Zalét, primo Sindaco eletto dopo la liberazione, “che – ha spiegato De Pascale –, in un Ravenna semidistrutta, mentre sistema i senza tetto nell’ex caserma Garibaldi o si preoccupa di fornire latte e farmaci alla popolazione, da immediato riavvio alle letture dantesche: leggere Dante era un’urgenza”.

Elio Germano legge i versi di Dante

Ma Dante è anche il simbolo di tutti gli esuli che anche dopo di lui, e purtroppo anche oggi, anelano alla loro Patria: “L’esilio politico di Dante, anticipa il destino di milioni di italiani che nel secolo scorso sono stati esuli in tutto il mondo e hanno portato con se la lingua, l’opera e l’amore per Dante. Molti di loro e dei loro discendenti, insieme a tanti altri cittadini italiani all’estero per ragioni di studio o di lavoro possono seguire in diretta questa serata grazie alle moderne tecnologie e al prezioso lavoro degli Istituti di Cultura Italiana. A loro va il nostro saluto e il nostro pensiero, in fratellanza con tutti i popoli del pianeta che vivono oggi il dramma dell’esilio per ragioni politiche, sociali o economiche”.

Poi, il sindaco illumina e ricorda il profondo legame del Poeta con Ravenna e con il suo patrimonio artistico, che gli ispirò gli ultimi canti del Paradiso, e il riferimento qui è al vescovo Rinaldo da Concorezzo: “che, nel celebre processo in cui assolve i Cavalieri Templari, primo in Europa, condanna la Tortura. Proprio in questa piazza nel Settembre del 1321 la città celebrò le esequie di Dante, rientrato malato e moribondo da un viaggio a Venezia attraverso le terre del Delta del Po. Ma quel tributo non fu “ultimo”, come si suole dire, perché da quel giorno la presenza di Dante a Ravenna è quanto mai viva ed emozionante”.

Lo sarà anche in questo Centenario, celebrato attraverso una serie di eventi e iniziative che De Pascale ha ripercorso sottolineando, tra essi, la visita, con l’Arcivescovo Ghizzoni, il prossimo 10 di Ottobre, a Papa Francesco, “che apporrà la sua benedizione alla Croce che Paolo VI nel settimo centenario della nascita di Dante donò alla città per la Tomba del Poeta, in occasione del suo Altissimi Cantus, tutt’ora il più rilevante tributo della Chiesa Cattolica al poeta della cristianità”.


“Qual è quindi la via giusta per onorare Dante a 700 anni dalla sua morte?”, si chiede infine il sindaco De Pascale. E la risposta la chiede in prestito a Benedetto Croce che in occasione del sesto centenario, disse: ‘il più alto e vero modo di onorare Dante è anche il più semplice: leggerlo e rileggerlo, cantarlo e ricantarlo, tra noi e noi, per la nostra letizia, per il nostro spirituale elevamento, per quell’interiore educazione che ci tocca fare e rifare e restaurare ogni giorno, se vogliamo ‘seguir virtute e canoscenza’, se vogliamo vivere non da bruti, ma da uomini. E DA DONNE Viva Dante, Evviva l’Italia!”