Il funerale di Suor Agnese

“Maria e le altre tre donne sotto la croce, che oggi sono descritte nel vangelo di Giovanni rappresentano bene la vita e l’esempio che ci ha lasciato suor Agnese. Maria è madre nello spirito, lei sa come sostenere i suoi figli”. Così l’Arcivescovo monsignor Lorenzo Ghizzoni ha iniziato l’omelia ai funerali della religiosa, celebrati martedì 15 settembre nella chiesa di Sant’Apollinare delle Clarisse cappuccine davanti a tanti fedeli. Oltre alle consorelle di suor Agnese, c’erano i suoi familiari, e numerose persone che l’hanno conosciuta nel suo lungo servizio in monastero. Hanno partecipato alla celebrazione anche diversi sacerdoti.

La vita di suor Agnese è stata interamente spesa per Dio e per la Chiesa – ha continuato l’Arcivescovo –. Si è impegnata senza riserve nel servizio al monastero, nell’aiuto alle consorelle e poi nell’ascolto di tante persone che chiedevano un consiglio, un conforto”. E’ toccato poi ad Orazio Boero, un ravennate che ha conosciuto suor Agnese, offrire una testimonianza.

Ci sono luoghi dove si torna volentieri per i bei momenti che si è vissuto – ha esordito – questo monastero è uno di questi. La ruota, all’ingresso, è diventato un luogo familiare, accogliente, grazie soprattutto a suor Agnese, ma anche alle sue consorelle.

Suor Agnese sapeva dare conforto e gioia a tutti: ai suoi familiari, qui presenti, ai ravennati e alle tante persone che venivano da fuori e che parlavano con lei. E poi aveva due caratteristiche che è Gesù stesso a descriverci. Era una persona autentica, una in cui ‘non c’è falsità’, come è scritto nel Vangelo. E poi era gioiosa e si accontentava di poco, sapeva ‘ritornare come bambini’ perché era cosciente che solo così si può capire l’amore di Dio”.

Chi bussava alla ruota del convento per parlare con suor Agnese, ha concluso Boero, “si portava dietro la sua croce, ma poi, uscendo, andava via sollevato come la mattina di Pasqua”.