Statua bronzea di San Francesco e il lupo, monastero dei cappuccini - Torre Aurora, Monteross
Statua bronzea di San Francesco e il lupo, monastero dei cappuccini - Torre Aurora, Monterosso

XXIII Domenica del Tempo Ordinario
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 18,15-20)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro”.

Commento a cura di don Alberto Brunelli, Vicario generale

ll filo conduttore delle letture della prossima domenica è chiaro e di immediata comprensione: il dovere di richiamare le persone che sono in errore e l’amore che deve essere all’origine di questo atteggiamento. Il problema nasce subito dopo la presa d’atto di questo concetto: che fare in pratica? In che modo esprimersi? Qual è il momento opportuno per intervenire? L’imbarazzo ci prende, perché sperimentiamo in noi quanto sia facile e istintivo giudicare il comportamento delle persone, quanto ci faccia piacere (inutile nasconderlo) parlarne con gli amici o con chi ci ascolta volentieri e, nello stesso tempo, ci vergogniamo della faccia tosta che ci occorre per correggere i difetti di qualcuno sorvolando sui nostri.
Di conseguenza, spesso si tace con l’interessato, per evitare problemi, incomprensioni e imbarazzi, mentre si continua a parlarne con gli altri.

Evidentemente questo comportamento non ha niente di positivo e non è secondo la correttezza morale che si fonda sulla Parola di Dio. Da dove partire, dunque? Non certo da noi stessi, con un semplice atto di volontà, sempre macchiata dai nostri limiti. Il punto di partenza non può che essere quello indicato dalla Scrittura: l’amore verso il prossimo.
Un atto di amore puro non appare improvvisamente nella vita di un uomo, ma dev’essere una conseguenza di una esistenza tutta improntata nel vero “timore” di Dio, nel significato classico del termine, come rispetto, amore, sottomissione alla volontà di Dio.

Solo da un animo puro può nascere il desiderio di vedere un uomo come un fratello con cui andare verso il Signore, un fratello che deve essere aiutato se ha dei limiti che gli impediscono di percorrere questo viaggio speditamente, un fratello che deve essere richiamato per il suo bene eterno. La parola che uscirà da una tale anima allora non sarà offensiva, non sarà come la sentenza di un giudice, non sarà la battutina urticante di chi superbamente si ritiene superiore a questi difetti. Il modo di intervenire, la parola giusta, il tono carico di attenzione diverranno conseguenze spontanee di quest’animo purificato.

Viene alla mente l’episodio di San Francesco e il lupo di Gubbio in cui la parola amorevole del santo riesce ad ammansire la belva che diventava più feroce quanto più si sentiva braccata e cacciata dalla gente impaurita e aggressiva.
è chiaro a questo punto che il primo lavoro da fare per essere educatori e richiamare al bene chi ci sta vicino è su noi stessi: un’opera di purificazione interiore, di pentimento e riconciliazione, di conoscenza ed esperienza di Dio, insomma un cammino di ascesi. Non per questo dobbiamo rinunciare al nostro rapporto di correzione con gli altri con la scusa di attendere un nostro stato di perfezione. Siamo in cammino, nessuno è attualmente perfetto, ma lo sforzo per esserlo è necessario. Solo se noi accettiamo la nostra imperfezione sapremo comprenderla anche negli altri e sapremo aiutarli a superarla camminando insieme.