Sono riprese mercoledì 2 settembre nel Cortile di San Damaso del palazzo apostolico vaticano le udienze generali con i fedeli, in presenza, di papa Francesco, dopo l’ultima che si era in piazza San Pietro, il 26 febbraio scorso, le udienze in presenza, prima dell’interruzione a causa delle misure restrittive imposte dalla pandemia di Covid-19. “Dopo tanti mesi riprendiamo i nostri incontri faccia a faccia, e non schermo a schermo. E questo è bello!”. Con queste parole il Papa ha aperto l’udienza generale.

“Per uscire migliori da questa crisi, dobbiamo farlo insieme, tutti quanti, nella solidarietà”, ha ribadito. “Come famiglia umana abbiamo l’origine comune in Dio”, ha ricordato il Papa. “Il principio di solidarietà è oggi più che mai necessario, come ha insegnato San Giovanni Paolo II”, ha aggiunto il pontefice, che ha identificato nella solidarietà l’antidoto agli “egoismi, individuali, nazionali e dei gruppi di potere. La parola solidarietà si è un po’ logorata e a volte la si interpreta male, ma indica molto di più di qualche atto sporadico di generosità”, ha spiegato Francesco: “Richiede di creare una nuova mentalità che pensi in termini di comunità, di priorità della vita di tutti rispetto all’appropriazione dei beni da parte di alcuni. Non è solo questione di aiutare gli altri, questo è bene farlo, è di più: si tratta di giustizia. L’interdipendenza, per essere solidale e portare frutti, ha bisogno di forti radici nell’umano e nella natura creata da Dio, ha bisogno di rispetto dei volti e della terra”.

Il Papa ha poi sintetizzato la sintetizzato la “sindrome di Babele”, che avviene “quando non c’è solidarietà”. Il racconto della Torre di Babele, infatti, per Francesco “descrive ciò che accade quando cerchiamo di arrivare al cielo – cioè la nostra meta – ignorando il legame con l’umano, con il creato e con il Creatore”. “E’ un modo di dire, questo accade ogni volta che l’uomo vuole salire, salire, salire senza tener conto degli altri”, ha spiegato a braccio: “Pensiamo alla torre: costruiamo torri e grattacieli, ma distruggiamo la comunità. Unifichiamo edifici e lingue, ma mortifichiamo la ricchezza culturale. Vogliamo essere padroni della Terra, ma roviniamo la biodiversità e l’equilibrio ecologico”.

Poi Francesco ha citato un racconto medievale che descrive questa “sindrome di Babele”, che avviene “quando non c’è solidarietà”: “Dice che, durante la costruzione della torre, quando un uomo cadeva e moriva nessuno diceva nulla. Al massimo: ‘Poveretto, ha sbagliato ed è caduto’. Invece, se cadeva un mattone, tutti si lamentavano e se qualcuno era colpevole era punito. Perché? Perché un mattone era costoso. Un mattone valeva di più della vita umana”. “Ognuno di noi pensi cosa succede oggi”, l’invito a braccio: “Purtroppo anche oggi può succedere una cosa del genere. Cade qualche quota del mercato finanziario – l’abbiamo visto sui giornali in questi giorni – e la notizia è in tutte le agenzie. Cadono migliaia di persone a causa della fame, della miseria e nessuno ne parla”.

(M. N.)