Papa Francesco saluta i fedeli
Papa Francesco saluta i fedeli

 “Per uscire migliori da una crisi come quella attuale, che è una crisi sanitaria e al tempo stesso sociale, politica ed economica, ognuno di noi è chiamato ad assumersi la sua parte di responsabilità, cioè condividere le responsabilità”, lo ha detto papa Francesco iniziando l’udienza mercoledì 23 settembre, nel Cortile di San Damaso, davanti a circa 500 persone. “Dobbiamo rispondere non solo come persone singole, ma anche a partire dal nostro gruppo di appartenenza, dal ruolo che abbiamo nella società, dai nostri principi e, se siamo credenti, dalla fede in Dio”, la rotta indicata da Francesco, che subito dopo ha denunciato: “Spesso, però, molte persone non possono partecipare alla ricostruzione del bene comune perché sono emarginate, sono escluse; certi gruppi sociali non riescono a contribuirvi perché soffocati economicamente o politicamente. In alcune società, tante persone non sono libere di esprimere la propria fede e i propri valori, le proprie idee: se le esprimono con libertà, vanno in carcere. Altrove, specialmente nel mondo occidentale, molti auto-reprimono le proprie convinzioni etiche o religiose”.

“Lasciar parlare tutti: così funziona il principio di sussidiarietà”. Ha spiegato il Papa, aggiungendo che i corpi intermedi, “con le proprie risorse culturali, religiose, economiche o di partecipazione civica, rivitalizzano e rafforzano il corpo sociale, cioè c’è una collaborazione dall’alto in basso, dallo Stato al popolo, e dal popolo in alto, e questo è proprio l’esercizio del principio di sussidiarietà”. “Non possiamo lasciare fuori dalla partecipazione questa gente: la loro saggezza, la saggezza dei popoli più umili, non può essere messa da parte” “Purtroppo, questa ingiustizia si verifica spesso là dove si concentrano grandi interessi economici o geopolitici”, il monito del Papa. “Oggi, questa mancanza di rispetto del principio di sussidiarietà si è diffusa come un virus”.

“Pensiamo alle grandi misure di aiuti finanziari attuate dagli Stati”, l’invito di Francesco: “Si ascoltano di più le grandi compagnie finanziarie anziché la gente o coloro che muovono l’economia reale. Si ascoltano di più le compagnie multinazionali che i movimenti sociali”. “E questo non è il cammino, non è il cammino umano, non è il cammino che ci ha insegnato Gesù, non è attuare il principio di sussidiarietà”, ha aggiunto a braccio.  “Pensiamo anche al modo di curare il virus”, l’altro esempio scelto dal Papa: “Si ascoltano più le grandi compagnie farmaceutiche che gli operatori sanitari, impegnati in prima linea negli ospedali o nei campi-profughi”.

“O insieme, o non funziona: o lavoriamo insieme per uscire dalla crisi, tutti i livelli della società, o non ne usciremo mai, Uscire dalla crisi significa cambiare, e il primo cambiamento lo fanno tutti, tutte le persone che formano il popolo.”. “La solidarietà è la via per uscire dalla crisi”, ha osservato il Papa: “ci unisce e ci permette di trovare proposte solide per un mondo più sano. Ma questo cammino di solidarietà ha bisogno della sussidiarietà”. “Non c’è vera solidarietà senza partecipazione sociale, senza il contributo dei corpi intermedi”, la tesi di Francesco: “senza il contributo delle famiglie, senza il contributo delle associazioni, delle cooperative, delle piccole imprese, delle espressioni della società civile”. “Tale partecipazione aiuta a prevenire e correggere certi aspetti negativi della globalizzazione e dell’azione degli Stati, come accade anche nella cura della gente colpita dalla pandemia”, ha assicurato Francesco,

Nella parte finale dell’udienza, papa Francesco ha esclamato a braccio: “Ma quanto è bello vedere il lavoro dei volontari nella crisi! Volontari che vengono da tutte le parti sociali: dalle famiglie più benestanti, dalle famiglie più povere…Ma tutti insieme, per uscire dalla crisi. Questo è solidarietà, e questo è il principio di sussidiarietà”. “Durante il lockdown è nato spontaneo il gesto dell’applauso per i medici, gli infermieri e le infermiere, come segno di incoraggiamento e di speranza”, ha ricordato Francesco: “Tanti hanno rischiato la vita e tanti hanno dato la vita”. “Estendiamo questo applauso ad ogni membro del corpo sociale, per il suo prezioso contributo, per quanto piccolo”, l’invito: “Applaudiamo gli scartati, quelli che questa cultura dello scarto qualifica scartati. Applaudiamo gli anziani, i bambini, le persone con disabilità, applaudiamo i lavoratori, tutti quelli che si mettono al servizio. Tutti collaborano per uscire dalla crisi”.  “Impariamo a sognare in grande, non abbiamo paura di sognare in grande. Non proviamo a ricostruire il passato: il passato è passato, La promessa del Signore è: ‘Io farò nuove tutte le cose’”.

“Tra poco benedirò una campana che si chiama ‘La Voce dei non Nati’, commissionata dalla Fondazione “Sì alla Vita”. Lo ha detto il Papa, salutando i fedeli polacchi al termine dell’udienza. “Essa accompagnerà gli eventi volti a ricordare il valore della vita umana dal concepimento alla morte naturale”, ha spiegato Francesco: “La sua voce risvegli le coscienze dei legislatori e di tutti gli uomini di buona volontà in Polonia e nel mondo”. Salutando i fedeli di lingua italiana, il Papa ha auspicato che “la testimonianza di fede e di carità che animò san Pio da Pietrelcina, di cui oggi facciamo memoria, sia per ciascuno un invito a confidare sempre nella bontà di Dio, accostandosi con fiducia al Sacramento della Riconciliazione, di cui il Santo del Gargano, instancabile dispensatore della misericordia divina, fu assiduo e fedele ministro”.

 (M. N.) per Agensir