E’ ripartita. A  ranghi incompleti, si potrebbe dire usando un gergo sportivo, ma l’Università di Ravenna è ripartita. Lunedì 17 settembre, nelle aule del Campus di Ravenna sono riapparsi in presenza numerosi studenti dei primi corsi di laurea e sono ripresi i servizi agli studenti. “La partenza è stata buona – sottolinea Elena Fabbri, presidentessa del Campus ravennate – nel senso che, sentendo i vari responsabili in questi giorni, non sono stati segnalati problemi particolari. Gli studenti sono stati collaborativi avendo mantenuto la mascherina, un nostro obbligo, nelle aule dove l’attività didattica si svolge in modalità mista, cioè in presenza e online. Una soluzione che abbiamo deciso di adottare visto che le nostre aule sono dotate di una strumentazione tecnologica nuova che permette di interagire con i ragazzi che sono a casa. In questi primi giorni di lezione abbiamo avuto un’affluenza attorno al 60%”.

E’ ripartito il Campus di Ravenna ma, un po’ come succede dopo le ferie, non si riapre tutti nello stesso momento. “Sì abbiamo corsi di laurea che ricominceranno lunedì prossimo, 3-4 corsi magistrali iniziano a ottobre e comunque il termine ultimo per le immatricolazioni è il 26 novembre. Ecco perché adesso, non avendo oltretutto ancora i test di accesso di medicina, e di infermieristica e logopedia, è impossibile fare e dare numeri sulla popolazione studentesca del nostro Campus. Ma dalle prime rilevazioni e dai primi sondaggi che abbiamo fatto riteniamo che non ci sia un calo delle iscrizioni. E comunque teniamo presente che solo il nuovo corso di Medicina e Chirurgia ci porterà 95 studenti, quelli di infermieristica e logopedia circa 200”.

Il senso di responsabilità generale ha permesso di affrontare le insidie dell’attuale situazione sanitaria. “Noi abbiamo messo in atto tutte le procedure – conferma Fabbri – ma devo riconoscere che tutti hanno compreso la necessità di seguire le regole per ridurre l’impatto del Covid. I docenti, che ci tengono molto, sono tutti regolarmente in aula e fanno lezione ma anche gli studenti collaborano e si sentono responsabili per lavorare al meglio. Dobbiamo rispettarci l’un l’altro per evitare conseguenze, che vogliono dire anche tamponi e quarantene”.

In questo percorso di avvicinamento alla ripresa totale, ci sono ancora alcuni passaggi da completare. “Abbiamo numeri ridotti del 50% nelle aule, dovuti al distanziamento e le sale studio al momento non sono aperte. E anche sui pasti, in questo momento non riusciamo a far mangiare all’interno delle strutture universitarie perché, per mangiare bisogna giocoforza togliersi la mascherina, ma questo in spazi piccoli non garantisce i requisiti di sicurezza. Quindi, in questo momento i ragazzi devono andare a casa o a mangiare in spazi aperti”.