I due nuovi direttori: da sinistra, Massimo Innamorato e Andrea De Vito

Nuove nomine in seno all’ospedale di Ravenna. A seguito di apposite procedure concorsuali, i dottori Andrea De Vito e Massimo Innamorato sono stati nominati, rispettivamente, direttori delle unità operative di “Otorinolaringoiatria” (Orl) e di “Terapia antalgica” del presidio ospedaliero di Ravenna. I due professionisti sono stati presentati stamane alla presenza del direttore generale dell’Ausl Romagna Tiziano Carradori, del direttore sanitario Mattia Altini e del direttore medico del presidio Paolo Tarlazzi che li ha definiti “due cavalli di razza, che dobbiamo mettere nelle condizioni di esprimere tutte le loro elevate potenzialità“.

Nel presentarli, il direttore generale Carradori, dopo aver sottolineato che ci sono ancora oltre 50 direzioni di strutture complesse vacanti in Romagna, di cui 15 a Ravenna, ha delineato per i due professionisti le sfide da vincere e gli obiettivi da perseguire, seguendo tre parole chiave: integrazione, inclusività e collaborazione. “Dovranno impegnarsi al massimo non solo per garantire la funzionalità, le qualità relazionali, l’organizzazione delle loro strutture, ma anche far crescere le loro equipe, far elevare al massimo livello il grado di qualità delle risorse a loro disposizione e di valorizzazione dei professionisti che lavoreranno con loro”. Entrando più nel merito delle due discipline, Carradori ha sottolineato come “nella mission del dottor Innamorato vi sia la “creazione di un vero e proprio Ospedale senza dolore a 360 gradi“, mentre sul fronte dell’otorino “dovrà essere implementata al massimo la collaborazione col territorio per aumentare la qualità delle prestazioni erogate anche al di fuori dell’ospedale al fine di dare il miglior servizio possibile riducendo i tempi d’attesa”.

Il dottor De Vito, proveniente dall’Ospedale Pierantoni-Morgagni di Forlì, di cui era dirigente medico, rileva un’Unità Operativa che si compone di tre settori fondamentali: attività ambulatoriale e day service; attività chirurgica e di degenza; continuità assistenziale e ausili. Una struttura nella quale vengono erogate oltre 33mila prestazioni annue tra cui oltre diecimila prime visite e 4.500 visite di controllo; gli ambulatori di audiologia producono circa diecimila prestazioni audiologiche l’anno e si aggiungono circa 12mila prestazioni di consulenza ad altri reparti di cui circa 6.800 al pronto soccorso. Sul fronte del ricovero, il reparto conta 12 posti letto più uno di day surgery ed effettua circa 800 ricoveri ordinari l’anno (di cui oltre 600 per prestazioni chirurgiche) e circa 280 ricoveri in day hospital di cui circa metà di natura chirurgica. Gli interventi chirurgici superano dunque, complessivamente, i 750 l’anno.

“Ho trovato un capitale umano infermieristico e medico assolutamente preparato e pronto – ha detto il neodirettore – che nell’emergenza Covid è riuscito a fare in pochi mesi quello che normalmente si fa in un arco di tempo più ampio. In futuro dovremo rendere sempre più sinergica l’attività della Orl ravennate con quella delle altre Orl aziendali e con le chirurgie maxillo facciali, nonché svolgere attività di ricerca su protocolli e linee guida. Il dottor De Vito ha poi individuato le 4 macroaree dell’attività clinica per l’ulteriore sviluppo dell’Unità Operativa nell’ottica “di passaggio da un’idea di ospedale unico a un’idea di azienda: la chirurgia dell’orecchio e della sordità, con l’inserimento degli impianti cocleari negli adulti; la rete oncologica per dare a tutti i pazienti pari chance di guarigione tanto che proprio nei giorni scorsi un paziente con tumore della lingua è stato preparato a Ravenna, operato con chirurgia robotica a Forlì e farà il follow up a Ravenna; medicina del sonno, nell’ambito della quale stiamo attivando a Lugo un’Unità Operativa semplice; collaborazione con la Facoltà di Medicina e Chirurgia che è in arrivo, che ci permetterà di sviluppare le ricerche di base”.

Il dottor Innamorato, già direttore dell’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione a Ravenna, e responsabile della Struttura Semplice di Partoanalgesia Aziendale, con oltre 7.500 procedure di anestesia e terapia antalgica, rileva un’Unità Operativa, che è sede dell’hub regionale, che opera all’interno dei presidi ospedalieri di Ravenna, Faenza e Lugo, garantendo attività ambulatoriali di primo livello (prime visite, controlli, consulenza) e prestazioni di terzo livello: selezione dei pazienti candidati alla neurostimolazione midollare, attività invasiva in sala operatoria e impianto di stimolatori. Sono garantiti quattro posti letto, di cui due in day hospital e due di ricovero ordinario rispettivamente negli ospedali di Ravenna e Lugo. L’attività complessiva annua dell’unità operativa è di circa 11mila prestazioni di cui circa tremila visite, e circa 1.500 prestazioni in sala operatoria.

“Lavoriamo per mettere mano a una serie di progetti sulla terapia del dolore – ha detto – sfruttando sia il fatto di avere un direttore generale e un direttore sanitario che hanno una visione del futuro sia il fatto che ho a disposizione un’equipe giovanissima, sotto i 40 anni di media, che ha voglia di crescere. Nel prossimo autunno all’ospedale di Ravenna è prevista l’apertura di un nuovo reparto dedicato alla terapia del dolore cronico – ha aggiunto il professionista – ed è già attivo un centro di neurostimolazione midollare, il quarto a livello nazionale. Verrà attivato un servizio domiciliare per la gestione del paziente non deambulante e, in collaborazione con i medici di medicina generale ed il Pronto soccorso, un day service per la lombalgia acuta. Ciò che si prospetta per i prossimi anni sarà lo sviluppo e la gestione della cronicità (nello specifico del dolore cronico non oncologico e oncologico) che rappresenta uno dei maggiori carichi come quantità e spesa sul servizio sanitario. Non trascureremo infine anche terapie contro il dolore adiuvanti e non tradizionali come ad esempio l’agopuntura e altro”.

Il dottor Altini ha evidenziato a sua volta la necessità di integrare sempre più i rapporti tra la medicina ospedaliera e quella territoriale per arrivare al concetto di “ospedale senza muri: un modello nuovo al quale dobbiamo tendere, e pensato nell’ottica di erogare i migliori servizi possibili alla nostra grande comunità romagnola, in rete sui territori e, ovviamente, con l’ausilio della tecnologia”.