Opera Santa Teresa
Opera Santa Teresa

Sono stati mesi difficili, dai quali stiamo uscendo gradualmente, a piccoli passi”, racconta don Alberto Graziani, direttore dell’Opera di Santa Teresa del Bambin Gesù che proprio in questi giorni sta celebrando la Patrona, Santa Teresa di Lisieux (ieri) e il fondatore, don Angelo Lolli (oggi, 2 ottobre). Il programma degli eventi è ridotto proprio per l’emergenza Covid e d’altra parte la pandemia ha messo a dura prova sia le persone malate e/o disabili ospiti, sia il personale della cooperativa Dolce, sia le religiose della Piccola Famiglia di Santa Teresa di Gesù Bambino fondata (come l’Opera) da don Angelo Lolli.

“L’isolamento è stato complicato soprattutto qui – continua don Graziani –. In particolare per i nostri ospiti, già gravati da sofferenze fisiche e/o mentali, che non hanno più potuto godere, e per tanto tempo, della visita di parenti, amici o dei volontari ma hanno potuto, e non sempre, solo sentire e vedere i loro cari attraverso il cellulare. Ma è stato necessario. Aggiungo che ci ha aiutato, nel rispettare l’isolamento e quindi nell’evitare che potessero verificarsi casi di Covid, anche la rigida divisione in cinque reparti dell’Opera: da un reparto non si poteva accedere all’altro. Altra grande prova sono stati i funerali, anche per i sacerdoti che li celebravano: è stata dura vedere il dolore dei familiari che non potevano vegliare o star accanto ai loro cari proprio nel passaggio alla vita eterna”.

Negli ultimi tempi l’Opera ha ripreso quasi normalmente la sua attività. E nello scorso mese di agosto la sede ha garantito i pasti serali a tanti bisognosi della città attraverso un servizio di consegna di pasti freddi curato anche grazie ai volontari dell’Unitalsi- “Ora abbiamo il permesso di andare da un reparto all’altro o di uscire dalla struttura – dice ancora don Graziani – naturalmente nel pieno rispetto delle norme anti Covid. Ci siamo fermati solo per qualche giorno, di recente quando qualche tampone ha dato risultato positivi ma ora i casi sono rientrati. Pian piano anche la nostra grande chiesa è più frequentata, perché la normativa lo consente, mentre nei mesi di lockdown è rimasta chiusa nei pomeriggi”.

Un “ingrediente” fondamentale, sempre, sia durante il lockdown che adesso, secondo don Graziani, è la fede: “Non abbiamo mai smesso di pregare – continua il sacerdote –. Anche durante il lockdown, quando non potevamo celebrare Messa insieme agli ospiti e al personale, ognuno di noi ha continuato a pregare. E qualche momento di preghiera è stato condiviso attraverso la filodiffusione, che raggiunge tutti i reparti. Affidarsi a Dio, chiedere la sua intercessione, ascoltare e meditare la Sua Parola è fondamentale: evita che, quando ci sentiamo sotto pressione, stanchi, o addirittura in pericolo, noi ci chiudiamo in noi stessi – conclude don Graziani – e ci apre invece alla speranza e alla condivisione della nostra vita con gli altri”.