Don Marco durante la Messa per il suo sessantesimo di sacerdozio nel luglio 2019

E’ un giorno triste per Lido Adriano e per la Diocesi: sabato sera all’ospedale di Ravenna, è morto don Marco Cavalli, 86 anni, per oltre 40 anni parroco della località (la parrocchia è intitolata a San Massimiliano Kolbe), oltre che rettore di Lido di Dante. Proprio l’anno scorso, il 23 luglio, aveva festeggiato in parrocchia, assieme alla sua gente, il 60esimo di ordinazione sacerdotale. Ed era stata una festa di paese: come sempre quando si trattava di don Marco. 

Era un parroco “vecchio stile”, di quelli che segnano la vita e la storia di una comunità (tutti lo fanno in modo più o meno evidente, ma non tutti riescono a incidere così profondamente nella vita di un territorio: “Don Marco, anima di Lido Adriano”, avevamo titolato nell’articolo per il suo 60esimo)

Originario di Campese di Bassano del Grappa, arriva a Ravenna su proposta dell’allora vescovo Negrin, suo compaesano: entra in seminario qui a Ravenna e viene ordinato sacerdote dall’arcivescovo Salvatore Baldassarri nel giorno di Sant’Apollinare del 1959 (assieme a don Luigi Giovannardi e a don Rino Lotto).

Dopo l’ordinazione diventa cappellano va a Portomaggiore e a San Biagio d’Argenta. Poi, l’invio da parte dell’allora arcivescovo Tonini nel 1979: “Vuoi andare missionario a Lido Adriano? Non c’è nemmeno l’abitazione per il parroco”. “Allora ci vado ancora più volentieri”, fu la risposta di don Marco.

In effetti, dal punto di vista ecclesiale, non c’era molto in quegli anni a Lido, nemmeno la chiesa di mattoni. All’inizio don Marco celebra al residence Calipso. Poi, grazie ai contatti che man mano don Marco instaura a livello cittadino e alla generosità della gente (il terreno nel quale sorge la parrocchia è stato in dono della contessa Anna Maria Chiericati), nell’ ’86 parte l’edificazione della nuova chiesa: ed è addirittura Giovanni Paolo II, durante la storica visita in Romagna, a posare la prima pietra.

Non scordava mai di raccontarlo, don Marco, quel giorno nelle interviste e a quel punto del racconto, gli occhi azzurri brillavano e il volto gli si illumina di un sorriso largo, pieno di gratitudine.

“Una storia entusiasmante”, diceva del suo ministero a Lido Adriano. Ma sopratutto una storia di relazioni. Come si crea una comunità dal nulla, gli avevamo chiesto alla vigilia del suo sessantesimo? “Nei primi anni andavo nei bar e nei ristoranti a giocare a carte – raccontava –. L’obiettivo era conoscere la gente. Un prete deve sempre stare in mezzo alla gente. Io sono prete per tutti, anche per chi non viene a Messa”. 

E infatti, da parroco nella vicina e storicamente “rossissima” Porto Fuori, don Marco non si perdeva un funerale, anche se solo la metà dei defunti chiedeva un funerale in chiesa: “Se mi volevano stavo davanti alla cassa; se non mi volevano camminavo dietro, ma sempre vicino. Anche a Porto Fuori sono riuscito ad entrare in tutte le case”.

Mancava solo un elemento al grande progetto di don Marco per la sua chiesa: la croce sul campanile: “Chi mi sostituirà lo farà. Io ho solo un desiderio: quando sarà la mia ora, vorrei tornare tra le mie montagne”.