Il presidente della Regione Stefano Bonaccini durante il saluto agli studenti di Medicina e Chirurgia

Pur se nel Dpcm ci sono cose che “ognuno di noi avrebbe fatto diversamente”, come la chiusura di bar e ristoranti all’1 e non alle 24, ma c’è anche chi chiedeva alle 23, a priori “non si può essere contrari”. A Ravenna per l’ormai tradizionale tour della giunta regionale nei diversi territori dell’Emilia-Romagna, il presidente della Regione Stefano Bonaccini commenta così il nuovo decreto emanato dal Governo con le nuove regole anti contagio. “Ci sono vari aspetti che abbiamo chiesto e ottenuto noi ma se pensate a quello che finalmente il Ministero della salute attiva, cioè che serviranno non più 14 ma 10 giorni di quarantena, che per chi contrae il virus non servirà più il doppio tampone negativo ma soltanto uno, e che i test sierologici attivati in uno dei Paesi del G7 potranno essere utilizzati in Italia, era esattamente quello che le Regioni italiane chiedevano nelle settimane precedenti”.

Di certo, aggiunge, “non si deve interrompere il dialogo Regioni-Governo. L’Italia è stata la prima nazione colpita e oggi ha numeri inferiori rispetto ad altre”, dunque “il lavoro costante tra Governo e Regioni ha pagato”. Poi, “se l’esecutivo ci avesse dato qualche ora in più di confronto forse si poteva produrre meglio il dpcm. Ma non siamo contrari”, ribadisce. Occorre “cercare di fare operazioni limitate, migliorandole nelle prossime settimane”. Anche perchè alcune prescrizioni, come la chiusura dei locali alle 24, “qualche danno lo daranno. Ma dentro un quadro di rialzo della curva epidemiologica, credo sia giusto darsi l’obiettivo di alcune misure limitate”.

Per quanto riguarda le scuole, non è arrivata la richiesta di diminuire la capienza delle corse di tpl che creerebbe non pochi problemi ai movimenti degli studenti, portando con sè il tema della didattica a distanza. Per Bonaccini “la scuola è fatta in presenza. Seguiremo la curva, l’augurio è di continuare a fare come fino a oggi”.

Sull’accesso del pubblico agli impianti sportivi, Bonaccini ricorda che è “stata accolta la richiesta di una percentuale di pubblico nei palazzetti, o negli stadi al di là che nessuno ha posto il problema di superare il 1000 come numero massimo di presenza, ma se veniva, come era nel precedente Dpcm e all’inizio era scritto in questo, garantito solo i 200 in un palazzetto, è chiaro che ad esempio nel palazzetto di Ravenna più di 200 persone non sarebbero entrate; mettendo invece la soglia del 15% come capienza tratti gli stadi e i palazzetti tutti allo stesso modo, senza disparità tra chi è grande e chi è piccolo”.

Infine ribadisce che un nuovo lockdown sarebbe “come passare di colpo dalla pandemia sanitaria a una sociale ed economica”.