Immagine di repertorio
Immagine di repertorio

Quale è stato l’impatto del Covid-19 sugli immigrati residenti in Italia? Quali effetti sulle fasce più povere, sull’occupazione, la scuola, la salute? Quali sono i numeri reali di quella che viene percepita come una “invasione” ma che in realtà, leggendo le cifre, ci si accorge che così non è? Sono tante le risposte contenute nel XXIV Rapporto Immigrazione 2020 di Caritas italiana e Fondazione Migrantes, intitolato “Conoscere per comprendere”, presentato giovedì 8 ottobre a Roma. Un volume corposo che, come ogni anno, affronta a 360 gradi i vari aspetti della vita di 5.306.548 persone che risiedono da tempo in Italia, l’8,8% della popolazione. Un trend per decenni in crescita e ora invece in diminuzione.


Romania, Marocco, Albania, Cina, Ucraina e India sono i primi Paesi di provenienza. Dal 2018 al 2019 vi sono stati appena 47 mila residenti e 2.500 titolari di permesso di soggiorno in più, insieme ad un calo delle nascite di figli di immigrati, da 67.933 nel 2017 a 62.944 nel 2019. Scendono anche le acquisizioni di cittadinanza, da 146 mila nel 2017 a 127 mila del 2019. Si conferma la tendenza all’inserimento stabile con il 62,3% dei permessi a lunga scadenza. Appena il 5,7% i permessi collegati all’asilo e alla protezione internazionale, solo l’1,5% quelli per studio.
Gli alunni stranieri nelle scuole italiane sono circa 860 mila ossia il 10% del totale. Il 64,4% degli alunni stranieri è nato in Italia ma non ha la cittadinanza. Caritas e Migrantes chiedono “di intervenire a modificare una vecchia legge, superando gli ostruzionismi politici, che legano i minori ad un fenomeno a sua volta ostaggio della politica”. Tra maggio e giugno di quest’anno solo lo 0,4% dei 59.648 stranieri del sistema di accoglienza per richiedenti asilo è risultato positivo al Covid-19. Al 22 aprile 2020 in Italia su 179.200 persone diagnosticate, solo il 5,1% era attribuibile a individui di nazionalità straniera. “Non c’è stato dunque in questi mesi – sottolineano – alcun allarme sanitario ricollegabile alla presenza di cittadini stranieri”.


Durante i tre mesi di lockdown la Caritas ha aiutato, in diverse forme, 445.585 persone, una cifra altissima che supera la media annua di circa 200 mila individui. Gli stranieri erano il 38,4%. Anche tra i 129.434 “nuovi poveri” che si sono rivolti alla Caritas nello stesso periodo, gli stranieri erano il 32,9%. L’impatto del Covid e della didattica a distanza è stato però forte, perché i bambini stranieri non ricevono aiuto dai familiari “per scarsa competenza informatica e difficoltà linguistiche”. Un nuovo anno di didattica mista e distanza potrebbe allargare “ancora di più le disuguaglianze tra alunni stranieri e italiani”. Tra le famiglie più in difficoltà quelle di nazionalità bengalese e pakistana.


Il provvedimento di regolarizzazione varato dal governo durante il lockdown per fare fronte alla mancanza di manodopera straniera ha consentito la presentazione di “appena” 207.542 domande, in particolare per lavoro domestico (85% del totale) e il resto per gli altri settori, soprattutto agricoltura. In Italia sono 2.505.000 i lavoratori stranieri, che rappresentano il 10,7% degli occupati totali. L’87% degli occupati stranieri sono lavoratori dipendenti.


La maggioranza assoluta degli stranieri residenti in Italia (al 1° gennaio 2020) è di religione cristiana (54,1%), in aumento rispetto ad inizio 2019 (era il 53,6%). Nel 2019 i cristiani stranieri residenti in Italia sono aumentati di 97 mila unità (+3,4%), dopo la forte diminuzione (145 mila unità) dell’anno precedente, e si attestano ad oltre 2,9 milioni di fedeli e di potenziali fedeli, includendo anche i minori. Fra i cristiani la maggioranza assoluta è ortodossa. I cattolici hanno fatto registrare la crescita maggiore nel 2019, con un aumento di 103 mila unità (+10,5%). Gli stranieri musulmani residenti in Italia sono risultati stabili durante il 2019 (-0,4%), mantenendosi poco al di sotto del valore di 1,6 milioni. Si tratta per lo più di marocchini, albanesi e bangladesi. In Italia vi sono anche circa 174 mila stranieri buddisti (3,2% degli immigrati residenti in Italia), 96 mila induisti (1,8%), 51 mila sikh (1,0%) e 44 mila di altre religioni (0,8%).


“Viva soddisfazione” per le modifiche ai decreti sicurezza con l’auspicio che “i decisori politici proseguano in questo percorso di legalità e integrazione, sostenendolo oltre che con l’importante processo di revisione delle norme, anche con politiche attive di supporto” viene espressa da Caritas italiana e Fondazione Migrantes, sottolineando “l’importanza di favorire i percorsi di regolarità dei cittadini migranti”. Sono stati poco più di 28 mila i permessi di soggiorno rilasciati secondo le normative contenute nei decreti sicurezza ma “lo scivolamento nell’irregolarità è sempre in agguato”.

Patrizia Caiffa per Agensir