La sede della Cmc a Ravenna
La sede della Cmc a Ravenna

Stiamo parlando, a Ravenna, di 277 dipendenti, mentre a livello nazionale sono 518”. I dipendenti sono quelli della Cmc e a parlare è Maurizio Bisignani segretario della Filca Cisl, che, unitamente alla Feneal Uil e alla Fillea Cigl, dopo l’assemblea sindacale del 25 settembre ha proclamato martedì 29 lo stato di agitazione di tutti i lavoratori della Cmc della sede di Ravenna. “Lo stato di agitazione continuerà ad oltranza – precisa Bisignani – e le tre sigle sindacali si riservano ulteriori iniziative nel caso non ottenessero risposte adeguate da parte della cooperativa”.

La crisi della Cmc è iniziata nel 2018 e si arrivati ad avviare il concordato in continuità nel maggio 2020. Subito dopo, per i dipendenti della sede ravennate è scattata la cassa integrazione straordinaria. “I problemi legati a questa situazione sono due – continua Bisignani –. Il primo è legato proprio alla cassa integrazione: terminerà nel gennaio 2021 e non vi è molto tempo quindi. Che ne sarà a quel punto dei 277 dipendenti? Che futuro potranno garantire alle loro famiglie? Il secondo è la mancanza di una visione del futuro: nonostante in tutti gli incontri, anche recenti, con i responsabili della Cmc come sindacati abbiamo chiesto se abbiano già un piano industriale di rilancio e sviluppo della cooperativa, non ci è stata ancora data alcuna risposta. E’ questo che ci preoccupa maggiormente”.

La prossima disponibilità di fondi europei per il rilancio del nostro Paese potrebbe avere una ricaduta positiva anche per le realtà in crisi come la Cmc, a patto però di avere un piano industriale e un progetto per il futuro credibile e che, come lasciano capire i sindacati, non preveda licenziamenti. “E una strada per il futuro sarebbe quella di impegnarsi in progetti ecosostenibili, nella bioedilizia, come già accade in altre realtà – conclude Bisignani –. Ma siamo per il momento scettici su questo fronte, perché la Cmc che, lo ricordo, fino a pochi anni fa era la prima cooperativa edile in Italia, ha la propensione a impegnarsi in grandi progetti che non prevedono l’utilizzo di materiale e tecnologie a basso impatto ambientale”.