Pierluigi Russo durante la prova di ciclismo

“L’Ironman? Lo faccio da me”. Deve essere balenato in testa questo pensiero a Pierluigi Russo quando ha saputo che la tappa di Cervia dell’Ironman regina, quello più elevato come prestigio e grado di difficoltà, in questa edizione del 2020  non si sarebbe svolto causa emergenza sanitaria. Lui, l’atleta del Triathlon Team Ravenna, 55 anni, ha trasformato la delusione, per lui doppia rispetto ad altri concorrenti perché sarebbe stata la sua prima partecipazione, in sfida. Al destino e a se stesso.

Perché Russo di buttare via letteralmente un anno di preparazione dura, costante, tosta – “nelle settimane di avvicinamento facevo doppie sedute di corsa e bicicletta nello stesso giorno, oppure di nuoto,  o in mare quando possibile o anche al bacino della Standiana, dove non ci sono onde e si può fare un allenamento di maggiore qualità” – per arrivare pronto all’Ironman non ne aveva proprio voglia. Così, “ho deciso di fare l’Ironman per conto mio – spiega – da solo, prendendola come una sfida a me stesso, per capire fin dove posso spingermi, nonostante molti miei compagni di squadra mi avessero sconsigliato”.

Dopo un primo tentativo rinviato per minaccia di maltempo (sabato 26 settembre), Pierluigi si è cimentato mercoledì scorso, sul percorso da lui scelto, rispettando però rigorosamente le misure dell’Ironman regina: i 3,8 km di nuoto li ha fatti a Marina di Ravenna in mare aperto, i 180 km in bicicletta li ha smaltiti in due giri del percorso Ravenna-Bertinoro e i 42 km di corsa li ha macinati con un doppio giro da Marina di Ravenna al ponte di ferro di Lido di Dante. Il tempo? 12 ore e 30 minuti: non da disprezzare. “Non era certo il tempo l’obiettivo che inseguivo – precisa Russo – anche se, avendo prestato servizio gli anni scorsi alla corsa, so che questo crono, per un amatore come me, applicato alla corsa non sarebbe affatto male. Ho visto gente cadere stremata dalla fatica, gente portata via in ambulanza oppure arrivare al traguardo in piena notte dopo 19 ore”.

La soddisfazione di avere portato a termine la sfida – “ringrazio il mio preparatore atletico, che mi ha dato precise indicazioni e mi ha fornito grande supporto” – è stata poi impreziosita dall’accoglienza finale. “Non ho vinto nulla ma che piacere, dopo aver tagliato il traguardo della prova di corsa, poter salire sul podio preparato da un amico e vedere lo striscione preparato dalla mia famiglia tutto per me”. Ha corso da solo, Russo, ma in realtà è come se fosse stato insieme alla squadra: “da parte del mio team ho avuto un sostegno che mai mi sarei aspettato – ammette -, mia moglie mi ha seguito nella prova in mare, pronta all’eventuale assistenza, due amici mi hanno seguito in bici, il preparatore ha studiato un programma di allenamento preciso e mirato. E al manubrio della bici avevo inserito un computerino collegato a una chat di whatsapp con i miei compagni di squadra che permetteva loro di avere in ogni momento notizie sulla mia posizione e sui punti del percorso che affrontavo”.

Se questa era la prova generale, si può dire che Russo è pronto per l’Ironman del 2021. “Tutti gli iscritti di quest’anno sono stati automaticamente riversati sulla prova del prossimo anno. Sto riflettendo sull’opportunità di partecipare. Essere già in pensione (dopo un percorso lavorativo iniziato molto presto al Petrolchimico, ndr.) mi aiuta ad avere tempo da dedicare alla preparazione. L’ironman è una specialità che faccio da una decina di anni, mi piace, e partecipare alla tappa di Cervia è un sogno. E pensare che prima di iniziare a praticare il triathlon odiavo la bici. Intanto continuo ad allenarmi….”.