L'arcivescovo, mons. Lorenzo Ghizzoni, il sindaco Michele de Pascale e padre Ivo Laurentini, dopo la benedizione della croce nella Tomba di Dante

La croce di Paolo VI è tornata nel luogo per cui era stata pensata, la Tomba di Dante. Questa mattina l’arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni e il sindaco, Michele de Pascale l’hanno riportata appunto nel sepolcro ideato dal Morigia per il Sommo Poeta. E, dopo Papa Francesco, nell’indimenticabile udienza di sabato scorso con la delegazione ravennate, anche l’arcivescovo ha benedetto la Croce che resterà come omaggio di tutta la Chiesa al Sommo Poeta.

Una croce gloriosa quella scelta da Paolo VI, come ha sottolineato prima della benedizione mons. Ghizzoni: “Quindi un segno importante, simbolo identificativo dei cristiani, con una caratteristica ben precisa: il ricordo che la croce è dolorosa ma è un momento di passaggio per arrivare alla Risurrezione. Come le tante croci luminose dei nostri mosaici. Anch’io, quando si è trattato di scegliere lo stemma arcivescovile, ho scelto una croce gloriosa, molto simile a questa. La ricollochiamo qui, nella Tomba di Dante che quindi non è l’ultima dimora, ma la penultima, di cui abbiamo l’onore di essere i custodi”

“Siamo qui dopo l’udienza di sabato scorso, molto significativa e toccante – ha spiegato in apertura della cerimonia il sindaco Michele de Pascale -: siamo riconoscenti alla Diocesi per averla organizzata. E a papa Francesco per le parole affettuose che ha rivolto alla città di Ravenna e per l’annuncio che ha fatto di voler impreziosire il 2021 con una sua riflessione su Dante sull’attualità dell’opera dantesca e sul significato della Commedia per la Chiesa. Il mondo ha bisogno di Dante. Speriamo che la ricollocazione della Croce di Paolo VI sua un ulteriore motivo per venire qui, in questo anno, per portare un tributo di onore a Dante”.  

Qui il video del momento della benedizione della Croce: https://www.facebook.com/110344803672153/videos/356146919028877

La croce greca, con quattro ametiste incastonate alle estremità, collocata al di sopra della lastra marmorea di Pietro Lombardo, era stata inviata da Paolo VI il 19 settembre del 1965 come segno della risurrezione che Dante professava. Nel dicembre dello stesso anno, a chiusura del Concilio vaticano II, il papa pubblicò la lettera apostolica “Altissimi cantus”, nella quale riconosce in Dante il poeta della cristianità e la conclude con l’esortazione “Onorate l’altissimo poeta!”.

Inoltre, Paolo VI scrisse in una lettera all’allora arcivescovo di Ravenna, Salvatore Baldassarri, che la Divina Commedia è “poema dell’umanità, della civiltà, della filosofia e teologia, poema dell’unione e dell’armonia dell’ordine naturale con il soprannaturale, della vita presente con l’eterna”.

La Tomba di Dante, sabato 17 ottobre, resterà aperta al pubblico fino alle 23 nell’ambito degli eventi organizzati in occasione della “Notte per Dante”.