Un momento della Santa Messa a Casalborsetti
Un momento della Santa Messa a Casalborsetti

A Casalborsetti, giovedì 22 ottobre in serata, è stata accolta una reliquia di San Giovanni Paolo II proveniente dalla Polonia che resterà perennemente in chiesa. La reliquia consiste in un pezzo di stoffa di un abito del santo – con una goccia del suo sangue – che Giovanni Polo II indossava quando fu vittima di un attentato il 13 maggio del 1981 in Piazza San Pietro. L’appuntamento principale è stata la solenne concelebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo monsignor Lorenzo Ghizzoni assieme al parroco don Rafal Swarek, don Paolo Babini, don Dario Kesicki, padre Luca Lukanowski e don Dario Szymanowski; il coro interparrocchiale di Sandolo-Maiero-S. Vito ha ben animato la liturgia. Tanti erano i fedeli provenienti da altre città, in particolare Sassuolo, Bologna, Porto Corsini e Ravenna.

Il ricordo del Papa venuto dall’Est è ancora vivissimo nel cuore e nella memoria di moltissimi, ha detto monsignor Ghizzoni nell’omelia.  L’Arcivescovo ha poi ripetuto le parole con cui San Giovanni Paolo II inaugurò ha il suo pontificato, il 22 ottobre 1978: “‘Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà, aprite i confini degli stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa cosa è dentro l’uomo. Solo lui lo sa!’. Il suo è stato un pontificato lunghissimo, – ha proseguito l’Arcivescovo – intenso e soprattutto missionario. Tantissimi i viaggi da lui intrapresi per incontrare lì dove vivono i cristiani di tutto il mondo, irrobustirli nella fede e sostenerli con la vicinanza nella carità. Aperto al dialogo con tutti, in particolare con le altre religioni, i cui rappresentanti egli ha voluto incontrare ad Assisi, nel 1986, per pregare insieme per la pace nel mondo. Attento ai giovani, che ricambiavano le sue attenzioni accompagnandolo e sostenendolo con il loro tonificante entusiasmo, specie nell’ultima fase della sua vita, debilitato dall’età e dalla malattia”.

Karol Wojtyla nasce a Wadowice, in Polonia, il 18 maggio 1920. Una volta ordinato sacerdote, è mandato a Roma e nel 1948, dove consegue il dottorato in teologia. Pio XII nel 1958 lo nomina vescovo ausiliare di Cracovia. Paolo VI lo nomina arcivescovo, nel 1964, della stessa città e tre anni dopo, cardinale. Partecipa al Concilio Vaticano II dando un contributo importante nell’elaborazione delle costituzioni “Gaudium et spes” e “Dignitatis humanae”. Dopo la morte di Paolo VI, nell’agosto 1978, e di Giovanni Paolo I, trentatré giorni dopo, il 16 ottobre 1978 viene eletto papa. Tra i primi passi del suo ministero, il pellegrinaggio alla tomba dei due patroni d’Italia: va ad Assisi a rendere omaggio a San Francesco e poi nella basilica di Santa Maria sopra Minerva in Roma a venerare Santa Caterina da Siena. I viaggi missionari sono un tratto caratteristico del suo pontificato: ne fa 104, nel corso dei quali incontra milioni di fedeli in tutto il mondo; 146 sono le visite pastorali in Italia; come vescovo di Roma poi, visita 317 parrocchie.

Per i giovani avvia nel 1985 le Giornate mondiali della gioventù. Ed è presente a ben diciannove di esse in varie parti del mondo, con la partecipazione di milioni di giovani entusiasti e affascinati dalla Parola di Dio che egli annuncia senza sconti. Vive con intensità e slancio, nonostante il progredire inesorabile della malattia, la preparazione al terzo millennio e poi la celebrazione del Giubileo del 2000, promuovendo grandi celebrazioni e iniziative, dalle quali si attende un profondo rinnovamento spirituale della Chiesa. Muore il 2 aprile del 2005. Al termine dell’omelia l’Arcivescovo ha letto il testamento del pontefice e ha concluso affermando: “Ringraziamo il Signore per averci dato questo grande santo, testimone, maestro della Chiesa universale”.

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